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Archivio per la categoria ‘Società’

Esplosioni demografiche.

8 Giugno 2007 Commenti chiusi


L? Himantopus himantopus, (Cavaliere d?Italia) nidifica nelle lagune dell?Alto Adriatico, nelle zone umide dell?Emilia Romagna, Toscana, Sardegna, Sicilia, Puglia e nelle risaie del Piemonte e della Lombardia. La popolazione nidificante in Italia viene stimata tra 3.100 e 3.900 coppie circa, per il 1995 ? 1999. In provincia di Rovigo arriva nel mese di marzo, nidifica e sosta fino a settembre ? ottobre. La riproduzione avviene nei mesi di maggio e giugno con modeste variazioni temporali dovute alle condizioni climatiche ed allo status dei singoli individui. La nidificazione è stata osservata in diversi aree ricadenti soprattutto lungo il corso del Po, nel Delta e in maniera minore lungo il Canal Bianco. Quasi tutte le valli del Delta del Po sono interessate dalla riproduzione del Cavaliere d?Italia. Quelle con le popolazioni più elevate sono risultate: Vale Sagreda (15 coppie), Sacchetta (40 c.), Bagliona (15 c.), Cà Zuliani (12 c.). Le vasche dello zuccherificio di Contarina (Porto Viro) costituiscono un ambiente particolarmente frequentato (20 coppie).Almeno fino alla fine del XIX secolo era considerata come specie rara e non nidificante. Complessivamente la popolazione nidificante in provincia di Rovigo non dovrebbe superare le 200 coppie.
Tratto da ?Atlante degli Uccelli nidificanti in provincia di Rovigo? ? Provincia di Rovigo -.

Leggendo e rivedendo questi dati resto stupito dall?esplosione demografica che questa specie ha avuto ultimamente nel Delta del Po contando recentemente in una risaia adiacente l?Oasi di Cà Mello (Porto Tolle ? RO – ) 14 nidi, altri 3 in Valle Veniera e 25 individui più tre pulcini nelle vasche dello zuccherificio di Porto Viro, altri 6 individui nella laguna del Barbamarco in località Boccasette Lido, un?altra coppia nella Golena di Cà Pisani, una coppia anche nei pressi di Volta Grimana (Porto Viro).

protezione esistente:
- a livello U.E. ?
Specie inserita in allegato 1 della Direttiva CEE 79/409 del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
- a livello internazionale -
Specie inserita in Allegato 2 (inerente le specie faunistiche rigorosamente protette) della “Convenzione sulla conservazione della vita selvatica dell?ambiente naturale in Europa”, adottata a Berna il 19 settembre 1979.
Specie inserita in Allegato 1 (inerente le specie minacciate) della “Convenzione sulla conservazione delle specie migratorie appartenenti alla fauna selvatica”, adottata a Bonn il 23 giugno 1979.
- a livello nazionale -
Specie specificatamente protetta dall?art. 2 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157 ?Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio?.

Riferimenti: Ph. N.Donà

Comacchio, Fiera Internazionale del Birdwatching e del Turismo Naturalistico

25 Aprile 2007 Commenti chiusi


Edizione 2007 Speciale Slow Tourism
Comacchio, 28 ? 30 Aprile villaggio espositivo & 1° Maggio giornata Speciale Slow Tourism.

Anche quest?anno ci sarò, in veste di guida vi condurrò per i tre giorni in una delle escursioni previste dall’organizzazione, che si snoda tra la visita della Pineta di Classe,la zona umida dell?Ortazzo e alle Saline di Cervia. La pineta di classe è veramente molto bella con un ricco sottobosco, il periodo è favorevole per osservare vari tipi di orchidee in fiore.
Dentro la pineta ti senti avvolto e protetto dai maestosi pini domestici, camminiamo pe 2 orette (andata e ritorno) in assoluta tranquillità in un bel silenzio, si odono i canti e si vedono molti uccelli, (upupe, picchi,silvidi, strigiformi, forse dimentico qualcosa…) tra i mammiferi a volte è possibile vedere lo scoiattolo.
Camminando si arriva ai punti di oservazione (capanno e torretta) della palude dell?Otazzo confinante con la pineta, l’ex risaia dell’Ortazzo tuttora allagata ospita numerosi uccelli acquatici nidificanti tipici delle zone umide di acqua dolce, sul lato Est il saliceto presente ospita una bella garzaia.
Meritano tutto le Saline di Cervia sia per il centro visite sia per la varietà di uccelli presenti in salina tra cui molti nidificanti a partire dai Fenicotteri rosa, grande varietà di limicoli, sterne e gabbiani.
Il pogramma da seguire e prenotare per questa visita in mia compagnia è il seguente, vi aspetto.

Percorso n. 5: Pineta di Classe, Ortazzo e Saline di Cervia
(partenza unica ore (10.00)
Ore 11.00 Arrivo alla Pineta di Classe (Parco I Maggio): escursione a Piedi nella Pineta fino alla palude dell?Ortazzo
Ore 13.30 pranzo al sacco nell?area pic-nic
Ore 14.30 trasferimento a Cervia e visita alle saline
Ore 16.30 ritorno in pullman a Comacchio (arrivo alle ore 17.30)

Orari e prenotazioni
E? possibile durante la manifestazione, dal 28 al 30 aprile presso l?INFO POINT escursioni della Fiera e il 1° maggio all?l?Info Point presso la Manifattura dei Marinati, via Mazzini 200, Comacchio (FE) dalle 9.00 alle 19.00. Per tutta la durata della manifestazione le escursioni guidate sono destinate ai possessori della Birdcard (è necessario esibire la carta per accedere al servizio), che viene rilasciata in omaggio con il biglietto di ingresso alla manifestazione oppure può essere acquistata direttamente in Fiera o in uno dei puntivendita autorizzati.
Visite guidate gratuite. Per info www.podeltabirdfair.it – info@podeltabirdfair.it (o clikka sopra foto)

Partenza autobus:
dal 28 al 30 aprile da Comacchio – Fiera, area sosta bus, via Marina
E? necessario recarsi presso l’Info Point almeno 15 minuti prima della partenza prenotata ed esibire la Birdcard

Riferimenti: www.podeltabirdfair.it

Buon appetito

24 Aprile 2007 Commenti chiusi


Quando si dice “ingoiare il rospo” …

Riferimenti: Natrix natrix e bufo bufo. Ph. Nicola Donà

Da Porto Levante a Mirandola

29 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Ecco dove arriverà e a cosa servirà quel tubo che sta per attraversare il Delta, il Po e il Medio Polesine.
Dal blog di Beppe Grillo una lettera di Nino e una nota di Beppe.
Io intanto, per tirarmi avanti e per scaldarmi autonomamente, mi sono comperato una stufa a legna (qualcosa da bruciare lo trovo sempre) e luri col sò gas i poe pur sempre farse dei bei areosol!!!
Oltre alla bega che si ritroveranno i Mirandolesi è da ricordare l’alto impatto ambientale che darà la piattaforma di rigasificazione che verrà posta in Mare Adriatico al largo di Porte Levante, oltre all’enorme tubo di gas che ci passarà per tutta la vita sotto i piedi.
L’importante è guadgnare il resto è solo polvere …

?Ciao Beppe,
volevo segnalarti un caso interessante: Il più grande deposito di gas naturale d’Europa verrà costruito a Mirandola. Il Ministero ha dato le concessioni per 40 anni nel 2004, i comuni interessati lo hanno saputo a marzo 2006 e solo ora la popolazione e’ stata informata che avranno stivati sotto le loro case 3,2 miliardi di metri cubi di gas in un?area di 120 kmq.
Evidentemente già da alcuni anni (vedi tabella di autorizzazioni ministeriali del 2004 e sito della Independent Resources) si è deciso di fare sul nostro territorio uno stoccaggio di gas metano di 3 miliardi di metri cubi in acquifero, pompato con turbine giganti alla profondità di quasi 3.000 mt.
Lo stoccaggio e’ di proprietà della Indipendent Resources PLC che comprerebbe il gas dalla Gaz de France, stoccandolo in estate (quando il prezzo e’ basso) per poi riestrarlo x la vendita in inverno (a prezzi elevati).
Lo stoccaggio avrà una estensione di più di 120 km2 – la stazione di deposito sarebbe composta di 3 o 4 capannoni alti 40 mt, una candela a freddo alta 100 mt e alcuni bruciatori alti circa 40mt…- di tutto ciò la cittadinanza è venuta a conoscenza circa un mese fa, tutto è stato fatto senza interpellare nessuno e il progetto è già in fase di approvazione dal Ministero delle Attività Produttive e dalla Regione.
Il Ministero e la Regione stanno valutando lo Studio di Impatto Ambientale presentato dall’azienda circa nove mesi fa. I comuni interessati sono stati avvertirti dalla Regione Emilia Romagna dal 3 marzo 2006 ma solo ora che sono iniziati i lavori di esplorazione hanno divulgato la notizia.? Nino

Cosa hanno in comune il Canton Ticino, l?articolo 67 della Costituzione Italiana e il più grande deposito d?Europa di gas naturale? Tutto e niente. Tutto perchè alla fine si parla di democrazia. Niente, perchè mentre il Governo del Canton Ticino ha approvato la revisione delle norme sull’ineleggibilità, sulla destituzione e sulla sospensione di persone condannate o perseguite per crimini o delitti contrari alla dignità della carica. Mentre questo succede in Svizzera, in Italia chi ha commesso un crimine fa carriera in Parlamento. E le decisioni sulla nostra vita, sull’ambiente, sulla salute vengono prese senza consultarci. Un vero esempio di Democrazia Indiretta. Una volta si chiamava più correttamente sopraffazione, forse dittatura. E l?articolo 67? Quello che dice: ?Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato? ? E? superato. I parlamentari rispondono ai capi partito. Non sono stati eletti da nessuno. Non hanno legittimazione popolare. E, spesso, si vantano pure di prendere scelte impopolari come per l?indulto. Come se fossero più belli, più intelligenti del corpo elettorale e non dovessero invece rendere conto delle loro scelte.
Pubblico una lettera di Nino da Mirandola (Modena) che descrive la considerazione in cui vengono tenuti i cittadini dai loro dipendenti.
Riferimenti: bioenergie

Petizione LIPU per difendere la Biodivesità nel nostro Paese

26 Settembre 2006 Commenti chiusi

Il Decreto 251 è stato emanato il 16 agosto 2006 con due obiettivi generali:

1. delineare un primo sistema di regole per le Zone di Protezione Speciale (ZPS) e dunque per le IBA (Important Bird Areas) e per la Rete Natura 2000, così come ci viene richiesto dalle Direttive europee;

2 dare una risposta efficace alla procedura di infrazione (la n° 2006/2131) avviata dalla Commissione europea contro l’Italia sul disastroso sistema italiano della caccia in deroga alle specie protette.

Il Decreto Legge emanato dal Consiglio dei Ministri rappresenta un punto particolarmente riuscito di equilibrio e mediazione tra interessi diversi.

La procedura di infrazione avviata dall’Unione europea è giunta ormai al secondo dei tre gradi prima della sentenza della Corte di Giustizia, chiamando in causa 13 regioni italiane.

Il sistema italiano di applicazione delle deroghe è stato definito dalla UE un escamotage per trasformare la caccia in deroga, caratterizzata dalle dovute limitazioni come richiederebbe la disciplina comunitaria, in ordinaria amministrazione. La Commissione europea ha rifiutato ogni proroga all’Italia e ci infliggerà una sanzione pesante, multimilionaria, che ricadrà sui cittadini italiani e in particolare sul comparto agricolo con il blocco dei fondi per lo sviluppo rurale, in assenza di una risposta seria, efficace, cioè di un cambio radicale di regime sulla concessione, attivazione e applicazione delle deroghe.

La serie infinita di modifiche che si vorrebbe apportare al Decreto Legge 251 non rappresenta affatto un risposta seria all’Europa ma, nella migliore delle ipotesi, una mancanza di risposta in quanto mero mantenimento dello status quo e quindi assenza e rifiuto totale di misure di conservazione per le Zone di Protezione Speciale.

In particolare, con gli emendamenti presentati:
le previste misure di conservazione della natura – condizione fondamentale per l’attivazione del sistema della Rete Natura 2000, cui l’Italia è obbligata dalle normative comunitarie ad aderire – decadrebbero quando le Regioni andranno ad emettere le norme regionali;
si farebbe scomparire qualsiasi differenza rispetto all’apertura della caccia tra le Zone di Protezione Speciale e il rimanente territorio, con la conseguente perdita di una seppur parziale misura di tutela per queste aree sotto il profilo della tutela della migrazione degli uccelli selvatici;
si allargherebbero le possibilità di immissione di fauna selvatica a fini venatori nelle Zone di Protezione Speciale, attività che è causa di inquinamento genetico e di grave perdita di biodiversità, ovvero l’esatto contrario delle politiche di conservazione che dovrebbero essere attivate in queste aree;
si indebolirebbero le misure di tutela su altri fronti, tra cui quello dell’eolico, degli elettrodotti, degli impianti sciistici e addirittura facendo venir meno la necessità di attivare linee guida generali per le Zone di Protezione Speciale, rimandandole totalmente alle Regioni.

In conclusione, l’Italia non sarebbe in grado di rispondere alla procedura di infrazione e fallirebbe clamorosamente nel passo avanti verso il compito, ormai improcrastinabile, di tutelare la natura e il preziosissimo e sempre più in crisi patrimonio della biodiversità.
La petizione è on line sul sito lipu www.LIPU.it

Se vi piace sparare agli uccelli … …

25 Settembre 2006 Commenti chiusi


Oltre ai tradizionali aggiornamenti, questa settimana www.tutelafauna.it
presenta la prima di una serie di quattro guide alla caccia, dedicata alla
caccia da appostamento.

Non si tratta di un manuale per diventare cacciatori, né di un’apologia
della presunta “arte venatoria”, né di un manifesto contro la caccia; è
invece un tentativo di spiegare in maniera semplice ai non addetti ai
lavori, cosa sia la caccia oggi in Italia. Crediamo sia una realtà che ha
solo bisogno di essere descritta per farsi un’idea di cosa sia e di quale
senso o utilità ambientale possa mai avere. Seguiranno altre tre guide: una sulla caccia in forma vagante, una sulla caccia agli ungulati e una sulle regole della caccia, per aiutare tutti a sapere entro quali limiti, attualmente questa attività può essere svolta.

Speriamo sia un contributo utile per passare da un’opposizione a questa
caccia prettamente sentimentale, come quella a cui assistiamo oggi
(positiva, ma inefficace), a una più conscia e circostanziata e quindi
efficace per tutelare il nostro patrimonio faunistico. Gli ultimi eventi di
cronaca dimostrano che la lotta per la difesa della fauna e dell’ambiente è
lontanissima dall’essere vinta!
Da Daniele Colombo su bw-Italia

La guida sulla caccia da appostamento la trovate qui:
tutelafauna.it

BRAVI, COMPLIMENTI !!!

18 Luglio 2006 1 commento


Peloso o mostruoso, basta che sia raro
Rovigo capitale dell?animale originale a tutti i costi. Visita in un pet shop unico nel suo genere

Senti dire animali esotici e pensi a qualche pappagallo sudamericano che gracchia mezze parole in continuazione. Ti parlano di rettili e immagini qualche lucertolina infreddolita che fa più tenerezza che ribrezzo.
Poi entri in un negozio specializzato e non solo ti imbatti in un inaspettato “pianeta” zoologico da far invidia alla rivista “Nature” ma scopri che un microcosmo parallelo vive a stretto contatto con il resto della società guarda il mondo esterno anche attraverso gli occhi, le esigenze e il benessere dell’animale che ha in casa. Sì, vabbè, cani e gatti, criceti e canarini sono una piccola compagnia che riempie un po’ di tempo nella vita. Ma c’è chi va ben più avanti. Come dimostra il variegato campionario offerto dal settore.
Cosa spinga qualcuno a portarsi in casa un boa costrictor o una vedova nera, un granchio del deserto o una blatta del Madagascar (per i profani: enorme scarafaggio che se lo tocchi sibila come un micio infuriato) resta evidentemente materia da psicanalisti. Ma tant’è. Rovigo, chissà perché, sta diventando il paradiso dell’animale da compagnia fuori dal comune. L’offerta dei negozi specializzati decolla e da qualche tempo si stanno moltiplicando anche i casi di animali rari che sfuggiti alle cure dei loro padroni e finiti… in cronaca: dal pitone reale di un metro e mezzo recuperato in una grondaia dai pompieri a Porto Viro, all’iguana rinvenuta qualche anno fa sul sagrato del Duomo. Senza dimenticare l’epopea di Loredano, il coccodrillo un po’ cresciuto avvistato (?) per un paio di estati lungo la Romea. Basti un dato: nel solo 2005 il pet shop di Fabio Verza che sabato ha inaugurato la nuova sede in corso del Popolo, ha piazzato a Rovigo qualcosa come 150 rettili, quasi tutti serpenti delle più svariate specie e dimensioni.
Non resta che partire da qui per capire cosa si nasconda dietro al fenomeno “Animale da compagnia purché raro e magari impressionante”.
«Faccio questa professione da vent’anni ma una risposta definitiva non ce l’ho – spiega Verza – La predilezione per i serpenti per esempio resta in parte anche per me un mistero. Non c’è solo la curiosità di avere in casa un “pezzo” di mondo remoto o la voglia di stupire amici e parenti. Le donne ne sono le più attratte. Comunque un fatto è certo, la clientela si sta espandendo. La scelta di ampliare il negozio deriva proprio da questo: sono l’unico commerciante in Veneto che possiede autorizzazioni alla vendita per animali di prima categoria (gli esemplari proprio rari, tanto per capirsi, elenco nel quale rientrano leoni e tigri, pitoni e scimmie ma non i serpenti a sonagli o i cobra, ndr). E sono anche distributore dei prodotti Sera, il più completo campionario di cibo, medicine e toelettatura per mammiferi, pesci e invertebrati».
E in effetti un giro per i due piani del pet shop “Amici miei” sono meglio di una visita allo zoo, una full immersion in un mix tra un rettilario, un acquario e una facoltà di zoologia. Certo che vedere in gabbie e terrari scimmiette e blatte, tartarughe col collo di serpente e topi glabri, orripilanti rospi amazzonici o ragni pelosi grandi come una mano, può essere anche curioso, ma allevarli nel tinello è tutt’altra faccenda.
«Ma non è affatto un problema – spiega ancora Verza che nella sua attività si fa assistere da una squadra di collaboratori appassionati del mestiere, da Chiara Vukic, allevatrice di gatti, a Stefania e Tiziano Alessandrin, Michela Mazzetto, Antonio Galasso e Pierantonio Sacchetto – Un rettile mangia una volta al mese, basta dargli un topo di quelli che vendiamo surgelati e un po’ d’acqua e il serpente non ha bisogno d’altro». (ndr Che ben ah???)
E per le autorizzazioni? «È tutto rigidamente controllato. Chi detiene animali comprati senza certificati è pazzo: rischia anche 20mila euro di multa. Qualche anno fa rinvennero un pitone a Costa. Io ero in vacanza e dovetti rientrare a Rovigo per mostrare le autorizzazioni alle forze dell’ordine».

Fonte “Il Gazzettino” 17 luglio 2006

Disco del momento

SKA P
“Que corra la voz”

Riferimenti: Come sono felice di stare con te…

Lo "spirito santo" dei rapaci.

16 Gennaio 2006 Commenti chiusi


I falchi, in particolare i Gheppi, adottano una tecnica particolare di caccia che è definita “spirito santo”; probabilmente, secondo una mia personalissima interpretazione, la posizione assunta da questi uccelli per cacciare, ricorda molto quella della colomba che nelle immagini sacre rappresenta lo Spirito Santo ed è raffigurata ad ali aperte sospesa nell’aria, da cui il termine. Per i rapaci, si tratta di rimanere sospesi in aria in volo librato per poter individuare le prede, per poi lasciarsi cadere in picchiata aprendo le ali un attimo prima di toccare terra e afferrare la preda con gli artigli. Il gheppio inoltre, come tutti i rapaci, ha una vista eccezionale, da 150 metri può individuare una cavalletta verde in mezzo all?erba e catturarla dopo aver eseguito lo “spirito santo”.
Altri uccelli usano questa tecnica, come per esempio il Martin pescatore e le Sterne che la usano per catturare pesci eseguendo spettacolari tuffi, a differenza dei rapaci, usano però il becco al posto degli artigli.
Nella foto regalatami del maestro Eddi Boschetti un Gheppio in azione mentre esegue uno “spirito santo”, bellissimo scatto, complimenti.

Riferimenti: Gheppio

ManiFESTAzione contro la caccia domenica 29 gennaio nel parco del Delta del Po

15 Gennaio 2006 1 commento

La manifestazione di fine stagione venatoria si svolgerà nel paese di Pila
in provincia di Rovigo organizzato dalla Lega Abolizione Caccia in
collaborazione con il coordinamento delle associazioni animaliste venete.

Nel delta del Po, principale area di passaggio e svernamento di molteplici
specie di uccelli, la mattanza degli uccelli dovuta alla caccia e’ sempre
piu’ evidente. Centinaia di migliaia vengono abbattuti dai cacciatori
nascosti nei canneti in bunker ben mimetizzati.

Questo tipo di caccia si svolge in una parco esistente sulla carta ma
carente nelle strutture didattiche e nella tutela delle specie migratorie e
svernanti, e soprattutto con poche aree interdette alla caccia. In
particolare le aree di grande interesse naturalistico, private e demaniali,
sono rese inaccessibili al pubblico dalle aziende faunistico-venatorie
private , in cui inoltre grazie a regolamenti capestro provinciali e
regionali, i controlli e le iniziative delle guardie venatorie sono in
pratica impediti.

E’ evidente che in un ecosistema così fragile, unico per la presenza di
animali appartenenti a specie protette, le condizioni di illegalità e di
impossibilità di controllo finora descritte risultano in un equilibrio
irreparabilmente compromesso.
Per questo motivo si chiede che il delta del Po possa tornare in futuro al
suo scopo originario di zona di ricovero e protezione di migliaia di uccelli migratori, il che impone il totale divieto di caccia.

Da Milano e’ prevista l’organizzazione di un autobus, al costo di 15 euro,
con partenza dal piazzale della stazione della metropolitana di Molino
Dorino il 29 gennaio alle ore 6.45; il rientro e’ previsto per le ore 20
Al termine del corteo verra’ festeggiata la chiusura della stagione
venatoria con vino e torte vegan.

Per informazioni, adesioni, contributi in cibo:
Lega Abolizione Caccia – Lombardia
Email: mailto:info@abolizionecaccia.it
Tel: 0247711806
Cell: 3388713534 (Prenotazione pullman e creazione dolci)
Sito Web: http://www.abolizionecaccia.it

Riferimenti: avocette e cavalieri d’italia

EBBAKEN E IL MESSAGGIO DELLA RONDINE

9 Dicembre 2005 1 commento


Quanto segue lo ho trovato in rete cercando notizie sulle migrazioni degli uccelli. Avevo delle notizie vaghe sui fatti, sapevo che in Nigeria le rondini venivano catturate per fame ma non conoscevo bene i retroscena, ve lo propongo.

EBBAKEN E IL MESSAGGIO DELLA RONDINE

Africa. Nigeria. Villaggio di Ebbaken.
Quel giorno di giugno di 15 anni fa, la stagione delle piogge era già entrata nel vivo; ad Ebbaken la pioggia può cadere ininterrotta per giorni e giorni senza permettere a nessuno di andare nelle piccole fattorie a lavorare, ne’ a scuola. Quel giorno, la pioggia era più pesante, fitta, torrenziale delle altre volte, e io con gli altri bambini della mia compaund (famiglie allargate che vivono in un nucleo di capanne), non potevamo intraprendere i soliti 5 chilometri per andare a scuola, perché ci saremmo ritrovati a camminare in un fiume di fango.
Così quel giorno, noi bambini, eravamo tutti dentro la grande capanna. Emozionati, perché stava per arrivare qualcuno di molto importante. Appena svolte le faccende familiari, scopare a terra e cucinare il “fufu” (yam o cassava bollita e pestata) per la nostra colazione, una frenesia tangibile percorse ogni luogo della compaund. Bastò guardare la faccia di mia mamma e capii che lei stava arrivando: era la anziana nonna, la madre di tutte le madri. Nessuno sapeva la vera età, c’è chi diceva 110 anni, chi 120 chi 90, ma chi lo poteva sapere, se anche il più giovane della compaund non era stato iscritto alla anagrafe? In pochi attimi arrivò questo personaggio che per noi era quasi magico. Tutto era pronto per ospitarla. Non potevamo guardarla dritto negli occhi, per rispetto e perché la sua sapienza era un sole per noi. Lei aveva insegnato alle nostre madri tutte le medicine tradizionali: medicine contro i morsi dei serpenti, contro il mal di pancia, contro le ferite. Ora sono arrivate le medicine europee, dicono che dovrebbero essere più efficaci, ma non ne sono molto sicura.
La nonna arrivò sorretta dalle sue tante figlie e nipoti e tutti i membri della famiglia, circa un centinaio, dagli uomini più anziani ai bambini più piccoli portati dalle mamme. Andavamo da lei e con un rispettoso inchino e un leggero tocco della mano come voi fate con il Papa, dicevamo “Ajubedè” che significa buongiorno.
Il suo nome era Takha ed era stata sposata con 8 uomini diversi, alcuni dei mariti sono morti, altri sono andati via, alcuni hanno ricevuto il Juju e sono scomparsi ci dicevano (riti VUDU). Quello che ricordo perfettamente di lei era che appena seduta, uno dei nipoti, nel massimo silenzio di tutta la grande capanna (si potevano udire anche le piccole sunfly che iniziavano a disturbare con avidi morsi i nostri corpi), iniziava a trafficare con un arnese di legno che riempiva di tabacco, l’accendeva con un rispettoso inchino e lo porgeva alla anziana nonna; era la sua inseparabile pipa, era anche il segno che era la massima autorità e che ne aveva visto di tutti i colori.
Dopo lunghi minuti di silenzio ed un paio di tirate di pipa, Takha iniziò a raccontarci che il villaggio di Ebbaken prima si chiamava Barry e non era dove sta ora. E che solo 50 anni fa lei e le nostre madri erano fuggite da lì. La mia gente a quel tempo viveva nella foresta arroccata sulle rocce delle Afi Mountains e mia nonna mi disse che il bushmeat era presente dappertutto (cacciagione di foresta); le scimmie a migliaia gremivano gli alberi attorno alle capanne e anche le antilopi si muovevano in gran numero: la carne veramente abbondava da ogni parte.
Per questo motivo bastava andare a cacciare attorno alle capanne. Tutto era in equilibrio. Uomini e animali. A quell’epoca, vivevamo tutti assieme con gli abitanti di un altro villaggio (Kabaken), non esisteva agricoltura, il cacao non era stato ancora importato a Boje e la selvaggina era numerosa, raccontano però che la popolazione stava aumentando paurosamente. E proprio 50 anni fa, erano arrivati al villaggio, con grossa disapprovazione di mia nonna, i primi fucili, ogni sparo ravvicinato non solo metteva in allarme tutti gli animali della foresta con una eco spaventosa, ma anche gli abitanti delle montagne Afi.
Purtroppo, in un tragico giorno, un cacciatore sparò un colpo in mezzo alla macchia e colpì a morte una nostra sorella che stava raccogliendo delle erbe selvatiche. Il marito della donna ed i fratelli cercarono il colpevole presso l’altro villaggio, che si era messo in difensiva.
L’ostilità di questo ultimo era un muro invalicabile e spinse a cercare il colpevole tra i cacciatori e ancora nella foresta. In serata, si seppe che un cacciatore era stato ucciso con il macete, il giorno dopo, il fratello della donna ucciso fu trucidato; il giorno dopo successe una carneficina, molti fratelli e sorelle morirono. Poche furono le persone che sopravvissero, tra cui mia nonna e mia madre. Allora mio nonno radunò la famiglia e insieme fuggirono più a valle finchè incontrarono un uomo che viveva solo in una vallata. Quest’uomo veniva da un villaggio vicino chiamato Ebranta, disse che per poter ospitare loro e dividere la terra assieme, avrebbero dovuto chiedere il permesso al villaggio e così fece. Provarono ad allevare capre, ma alcuni felini, leopardi o leoni, entravano nei villaggi e le uccidevano; mi hanno detto, recentemente, che l’ultimo leopardo fu ucciso circa 15 anni fa, come l’ultimo elefante.
Fu allora che la selvaggina iniziò a scarseggiare, non solo per la competizione tra i villaggi, ormai forti delle armi da fuoco, ma anche per il vasto disboscamento che si andava perpretando per dare posto alla povera agricoltura dei villaggi. Bisognava ingegnarsi ogni giorno per inventare trappole sempre più funzionali,e aumentarne continuamente il numero; cominciammo ad osservare con interesse le nuvole nere di “Akbang” (così si chiamano da noi le rondini). Queste erano milioni di uccelli, che giungevano ad Ebbaken in un periodo preciso e se ne ripartivano con stessa precisione: con l’arrivo ci indicavano che la stagione delle piogge stava finendo e, quando se ne ripartivano, che la stagione delle piogge stava arrivando.
Una sera, uno degli uomini addetti alla caccia, che vedeva nelle tenebre come un felino, catturò le rondini con le mani, nel folto dell’erba elefante ce ne erano a milioni, e lui con balzi pazzeschi, riuscì a catturarne tante e tornato alla sua capanna le mangiò con grande piacere. Aveva trovato un’alternativa alla selvaggina.
Il cacciatore capì che questo uccello era molto apprezzato dal villaggio e si ingegnò a studiare il modo di catturarne in numero maggiore. Le sue mani nude potevano catturare ben poco, allora provò a mettere una colla vischiosa prodotta da una liana su dei bastoncini e dopo diverse prove e diverse modifiche, mise a punto una trappola molto efficace. Le catture erano così abbondanti che iniziò non solo a mangiarne regolarmente ma anche a vendere il surplus.
La bontà della carne delle rondini spinse i giovani, sempre di più alla ricerca di nuove fonti di proteine, a fare lo stesso, e nel contempo, a migliorare la tecnica della cattura, come ad esempio il richiamo fatto con la bocca. Era un verso che imita il grido di una rondine, e richiama le altre che vanno a vedere la loro compagna in difficoltà.
Questo metodo è tuttora usato dagli abitanti di Ebbaken. Nel 1995 sono state 200.000 le rondini catturate.

JUSTINA ABANG CACCIATRICE

Sin da bambina la mia famiglia mi aveva addestrato a catturare le rondini per procurarci il cibo, e così, dall’età di 10-12 anni ho iniziato a seguire i miei fratelli nelle sere di luna piena tra l’erba elefante .
Mio fratello si recava nella foresta per procurarsi la colla gelatinosa da una liana non più molto comune ora, io ero addetta spennellare i bastoncini con la colla e metterli in un astuccio ricavato da una canna di bambù.
La caccia iniziava attorno alla fine di novembre, era ed è proibito disturbare il dormitorio prima di questo periodo perché le rondini non si erano ancora stabilizzate e se disturbate avrebbero potuto abbandonare definitivamente la nostra area.
Per noi bambini la cattura delle rondini non è solo un modo per procurarsi cibo, ma è stato un momento molto importante e divertente per la nostra società, forse era anche un modo per rafforzare i legami; inoltre, rappresentava non solo cibo sicuro, ma anche una piccola entrata finanziaria per le famiglie. Le rondini in eccesso infatti venivano vendute. A quel tempo, una rondine veniva venduta a 2 naira (35 centesimi di euro) e questo commercio ci serviva e serve per pagare le tasse scolastiche governative.
La caccia, come dicevo, avviene nelle notti di luna piena, il successo della caccia sta nell’individuare il luogo esatto dove le rondini potranno scendere quella notte
Le rondini arrivano poco prima del calar della notte. Un vento di ali su di noi tutti accucciati nella radura. In pochi secondi si consuma una festa di sangue, speranze e dolore. Il cuore sembrava scoppiare. Milioni di rondini si abbattono su di noi emettendo incredibili sibili, si inizia con affanno ad emettere il loro richiamo; una rondine è catturata, poi 15 poi 30, 70, “l’ombrello viene” viene calato più volte, le nostre mani affamate raccolgono con velocità le rondini invischiate e vengono pressate mano a mano nelle sacche. Non c’è tempo di ucciderle, finiscono per morire per soffocamento. Mio fratello ne tiene una, gli rompe un’ala per farle emettere un grido di dolore che fungerà da richiamo. Questo inferno, nell’umidità ed il calore dell’erba elefante può durare sino al mattino, dipende se le rondini continuano ad arrivare, dipende se la luna dà una buona illuminazione che permette alle rondini di muoversi liberamente anche di notte cadendo in continuazione nelle trappole.
All’alba, stremati, ci si ritira a casa, si grida tra i vari gruppi “ne abbiamo catturate 250″, “noi invece 300”. I nostri vicini che non hanno scelto il posto giusto ne hanno prese solo 50; vuol dire che domani li inviteremo a mangiare con noi.
A quel punto, le rondini vengono portate alla compaund. Mio padre, con i miei fratellini e i figli di mia sorella ci vengono incontro, felici ed abbracciandoci vedono le sacche piene che diamo loro per portarle alla mamma. Le sacche quindi vengono rovesciate tutte in un unico posto; è incredibile ma più di dieci rondini sono ancora in vita, verranno uccise dai bambini come fosse un gioco. Poi vengono spennate, il giorno dopo Ebbaken sarà invasa da milioni di piume, noi bambini andiamo a scuola con le piume sulla testa e gli insegnanti ci chiedono di portare delle rondini da mangiare. Ci sono certi che buttano nel fuoco le rondini ancora vive e le fanno saltare; a me non è mai piaciuto questa cosa, perché penso che chi fa questo è invaso dal demonio. Una volta spennate, molte vengono infilate negli spiedi, 20-30 su ogni spiedo e posti sul fuoco; altre, una volta asciugate, vengono liberate dalle interiora, lavate e messe a friggere nell’olio di palma. Era un cosa buonissima destinata esclusivamente agli anziani.
A quel punto le rondini sono pronte; si possono mettere nel sugo o mangiarle con il fufu oppure friggere nell’olio di palma. C’è una frenetica competizione per mangiarle, più volte io e mia sorella abbiamo violentemente litigato.
Un’altra parte delle rondini viene affumicata. Noi non abbiamo il frigorifero perciò dopo aver levato le penne, le mettiamo in un cestino di ferro a maglie larghe sopra il fuoco, in modo che il fuoco non possa raggiungerle, solo il fumo deve entrare. Dopo alcune ore, quando sono ben asciutte e annerite, possono essere consumate per più di una settimana.
Se le rondini catturate erano tante, mia madre il giorno dopo non mi mandava a scuola. Mettevo 50-60 rondini in un sacco e mi facevo portare in moto ad Okunde, 2 ore da Ebbaken e le vendevo al mercato per 2 naira ciascuna; ci guadagnavo anche più di 100 naira, (8,5 Euro). 50 naira li portavo a casa, con gli altri 50 ci compravo sapone per lavarci, cipolle, 2 vasetti di pomodoro e, di nascosto da mia madre, anche una coca cola ed una porzione di riso da mangiare.
Adesso catturare le rondini è vietato, ma lo scorso anno fu permesso per il solo Natale; 3 rondini sono state vendute per 10 naira.
Un giorno nel gennaio del 1996, il capo del villaggio mi chiamò perché era arrivato un gruppo di “bianchi” che studiava le rondini e voleva interrogare alcuni di noi giovani per sapere notizie sulle rondini che catturavamo. Mi presentai, davanti ad uno chiamato Francesco e gli descrissi minuziosamente le tecniche usate; mi ricordo ancora che Francesco era molto sorpreso. Poi mi chiese se catturavo rondini con certi anelli nelle zampette; “sì, molte!” risposi. Allora Francesco con grande interesse mi chiese se avevo conservato alcuni anelli perché erano molto importanti per lo studio della migrazione e perché molti ne aveva messi lui ed i suoi amici in Europa.
Da quel momento, iniziai a pensare e capire molti perché. Noi effettivamente trovavamo molti anelli, ma nessuno sapeva dirci che cosa significassero e le risposte che i nostri padri ci davano erano le più diverse e strane; leggevamo i paesi di provenienza scritti sull’anello, ma non ne davamo importanza; per noi trovare una rondine con l’anello voleva solo dire una giornata fortunata. Ma capii, leggendolo negli occhi di Francesco, che quegli anellini erano invece di vitale importanza. Così fui sospinta ad aiutarlo.
Chiesi ai miei amici, fratelli e sorelle, di tirare fuori tutti gli anelli eventualmente conservati e di consegnarmeli. E feci molti regali a Francesco rendendolo molto, molto felice.
Il gruppo di italiani era veramente simpatico; chiesero a me e a mio fratello Stanley di cucinare per loro,( ma mai le rondini) a quel tempo avevo 14 anni; lavorare per i bianchi è per noi una cosa molto importante.
Quando il gruppo se ne andò, mi ricordo che Francesco mi regalò molte cose, molte cose che noi non potevamo permetterci, vestiti, scarpe, riso; era tutto molto bello, non lo dimenticherò mai. Quando se ne andò piansi molto perché mai avrei pensato che persone occidentali, noi li chiamiamo Okara, sarebbero tornati solo perché amavano le nostre rondini. Nessuno viene a trovarci nel nostro villaggio, perché siamo molto poveri.
Noi abitanti a quel tempo, pensavamo che per i bianchi che venivano con Francesco la protezione delle rondini fosse una scusa, in verità venivano per cercare qualcosa di prezioso nell’erba elefante. Ma adesso che vivo in Italia, e ho partecipato alle attività di ricerca e conservazione, solo ora ho capito l’importanza dell’inanellamento. Questo uccello compie un volo incredibile. Io, da allora, ho preso l’aereo 2-3 volte dalla Nigeria per l’Italia, ed ogni volta mi è sembrato un volo lunghissimo, e pensavo che la rondine compie questo volo senza aereo 2 volte l’anno. E’ incredibile. Qui in Europa, tutti amano questo uccello, Francesco mi ha portato nelle stalle dove nidifica, anche io le ho inanellate, è un vero peccato che dopo aver volato così tanto, vanno a trovare la morte presso la mia gente. Ora non mangio più le rondini, ma devo dire che qui in Europa la situazione è molto diversa, strana, molto cibo viene buttato nella spazzatura o viene dato agli animali, da noi le ossa vengono mangiate, nella spazzatura gettiamo solo la carta e la plastica.
L’anno dopo, come tutti gli anni, le rondini tornarono e nel villaggio si vociferava che i “bianchi” erano tornati in Nigeria, erano a Lagos a fare le provviste e sarebbero tornati ad Ebbaken. Così fu, le urla dei bambini più piccoli si udivano sin dalla foresta dove stavamo lavorando nelle nostre farms; il cuore mi salì in gola e con due falcate arrivai al villaggio a cercare immediatamente Francesco. Sìììììì, era arrivato anche questa volta! Ero così felice che non stavo nella pelle, mi vergognavo della mia folle felicità e perciò ritornai di corsa nella farm.
Tutti dicevano che Francesco stava cercandomi, ma io lo evitavo perché mi vergognavo. Lo incontrai assieme al suo gruppo il giorno seguente; ci riconoscemmo da lontano, bastò un sorriso. Quel giorno capimmo che probabilmente era nato qualcosa fra noi. Francesco mi chiese se avevo degli anelli di rondine per lui, io risposi: “Yes, Sir”. Da allora, mi sono appassionata sempre più alle rondini, e non certo sotto l’aspetto culinario o commerciale. Francesco mi diceva che le rondini potevano aiutare la mia gente in altri modi, che sarebbe stato possibile attuare un piano per salvare le rondini ma dare anche un’alternativa alla mia gente.

JUSTINA ABANG IN ITALIA A DIFESA DELLE RONDINI

Venne il 2000 ed ebbi la grossa occasione per partecipare ad un corso di agricoltura biologica in Italia, assieme ad un altro ragazzo di Ebbaken, sponsorizzato dalla LIPU, lì appresi molte cose e a quel tempo mi legai sentimentalmente a Francesco.
Prendendo l’aereo per l’Italia capivo quanto straordinarie fossero le rondini, piccoli, fragili, uccelli eppure in grado di compiere voli meravigliosi; seppi da Francesco che ogni anno, in primavera, riescono a ritrovare il loro nido così come, in autunno, ritrovano nel mio villaggio l’erba elefante. Compiono questo viaggio 2 volte ogni anno, per me era semplicemente incredibile!
Ora io e Francesco ci siamo sposati e abbiamo un bellissimo bambino, viviamo nelle Marche, dove l’agricoltura biologica non è una moda ma una scelta profonda. Spero nel mio futuro che io possa andare a spiegare la mia esperienza, le mie emozioni, ai giovani del mio villaggio. Voglio spiegare alle ragazze del mio popolo che non è vero che la prostituzione è l’unica via di uscita. Possiamo fare qualcosa per noi, per le rondini, per il futuro. Voglio portare il “Messaggio della rondine”, l’uccellino bianco e nero che in Europa porta la Primavera e che nel mio villaggio può portare la Speranza.

Riferimenti: Photo: Erwin Purucker