Archivio

Archivio Marzo 2006

La tartaruga dalle orecchie rosse

29 Marzo 2006 1 commento


La tartaruga dalle orecchie rosse è quella simpatica e minuscola innocua tartarughina che spesso si compera nelle fiere o nei negozi specializzati e che il più delle volte si regala ai bambini o semplicemente si tengono nei terracquari casalinghi.
Oggi a Punte Alberete (Ravenna – delta del Po), una delle poche foreste allagate (186 ettari ) importante biotopo rimasto in Italia ed in Europa, ne ho osservate allo stato selvatico nientepopodimenochè 5.
Cosa c?è di strano? Ecco uno dei tanti articoli che ho trovato nel web.

Il caso delle Trachemys scripta elegans sia vietata da un regolamento comunitario, ogni anno ne arrivano in Italia alcuni milioni. Ma la maggior parte non supera l’anno di vita.
Ogni anno, secondo le cifre ufficiali diffuse dal Ministero per il Commercio con l’Estero, vengono importate in Italia quasi 900.000 piccole testuggini della specie Trachemys, comunemente denominate tartarughe dalle orecchie rosse per la presenza di una stria retroculare rossa ai lati dei capo. In realta` le stime dei ministero sono decisamente inferiori al reale commercio di questa specie. Basti pensare che soltanto in Lombardia circolano piu` di 300.000 tartarughe. Presumibilmente il traffico internazionale verso il nostro Paese raggiunge – e forse supera – i 415 milioni di esemplari all’anno in Italia.
Queste testuggini d’acqua sono originarie del Nord America, dove vengono appositamente allevate – in Louisiana e Mississippi – per soddisfare le richieste dei mercato internazionale di piccoli animali domestici. La stragrande maggioranza, probabilmente piu` del 90 per cento, non supera l’anno di vita per la mancata osservanza da parte degli acquirenti delle piu` elementari norme di allevamento e custodia, dovuta principalmente alla scarsa e cattiva informazione sui reali bisogni della specie ed alla leggerezza con la quale molti acquistano animali il cui costo al dettaglio e` bassissimo. Il loro allevamento viene presentato dalla maggior parte dei negozianti di animali come tra i piu` semplici. Raramente viene rammentato ai clienti che gli esemplari acquistati sono i neonati di una specie che nell’eta` adulta puo` raggiungere i 25 cm di lunghezza e superare il chilo di peso. Una certa percentuale, sia per la capacita` dei proprietario che per alcune favorevoli combinazioni, riesce a sopravvivere e a crescere fino alle dimensioni dell’animale adulto. Ma la disinformazione al momento dell’acquisto sulle problematiche legate all’aumento delle dimensioni (spazio necessario, filtrazione e relativa igiene dell’acqua, alimentazione, temperature, ecc.) e il costo elevato delle necessarie attrezzature provocano, come per altri animali domestici, un notevole feno meno di abbandono.
Gran parte degli esemplari di Trachemys “abbandonati” viene introdotta in ambienti umidi piu` o meno naturali, senza alcuna considerazione delle possibili interrelazioni negative di questa specie esotica con la rimanente fauna selvatica nostrana (in particolare con la Testuggine palustre europea, la Emys orbicularis). Per di piu` le stesse Trachemys, se allevate in condizioni di temperatura e di alimentazione privilegiate, finiscono per non adattarsi alle difficolta` ambientali e per soccombere in pochi mesi, anche a causa delle limitate disponibilita` trofiche dei luoghi di rilascio.
La stragrande maggioranza degli stagni e degli altri corpi idrici di molte citta` italiane ospitano popolazioni piu` o meno cospicue di tartarughe ad orecchie rosse. A queste, che gia` vivono in condizioni ambientali e si affollamento al limite della sopravvivenza, si aggiungono costantemente nuovi esemplari abbandonati da altri acquirenti. E il fenomeno dei rilascio incondizionato non accenna minimamente a interrompersi.
Sul fronte normativa, il Regolamento n. 2551/97 del 19/12/97 della Commissione delle Comunita` Europee, che sospende l’introduzione nella Comunita` di esemplari di talune specie di fauna e flora selvatiche (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n. 15 del 23/02/98), vieta specificatamente l’importazione delle Trachemys scripta elegans nel nostro Paese sia di provenienza selvatica che di allevamento. L’applicazione dei Regolamento, che non necessita di particolari ratifiche e pertanto e` ufficialmente in vigore, spetta ora al Corpo Forestale dello Stato ed ai competenti uffici doganali.
Nonostante l’importanza dell’entrata in vigore di questa norma, vanno peraltro presi in considerazione due fattori che non consentono ancora al momento di abbassare la guardia e che costringeranno tutte le componenti interessate ad attivarsi per prevenire il fenomeno dell’abbandono di questi animali. Il primo aspetto da considerare e` che ancora esistono centinaia di migliaia di animali presenti nelle abitazioni od importati durante lo scorso inverno in data antecedente all’entrata in vigore del regolamento e che verranno distribuiti al dettaglio; la maggioranza di questi soggetti e` ovviamente destinata a crescere fino alle scomode dimensioni dell’animale adulto e a creare i problemi sopra evidenziati.
Il secondo fattore, decisamente piu` importante, deriva dalla specificita` dei Regolamento CEE che esclude dall’importazione soltanto una sottospecie ben precisa di Trachemys (la scripta elegans), consentendo cosi` agli allevatori statunitensi di sostituire la specie allevata ed aggirare la norma. Esistono, infatti, numerose specie palustri d’oltreoceano, quali la Trachemys scripta troosti, la Pseudemys concinna e la Pseudemys floridiana, la Chrysemys picta o le diverse Graptemys ssp che potranno surrogare efficacemente la sottospecie vietata, affascinando di certo i nuovi acquirenti con la loro gamma di colorazioni e forme diverse.
Il fenomeno non e` nuovo. Lo stesso era accaduto dopo il divieto previsto dalla Legge 150/92 di importazione, commercio e detenzione delle specie piu` comuni di testuggini mediterranee (Testudo hermanni, graeca e marginata), quando il mercato si indirizzo` sulla vendita di tartarughe scatola (genere Terrapene), simili nell’aspetto alle testudo, ma profondamente diverse in quanto semipalustri e quindi bisognose di specifici terracquari, temperature ed alimentazioni bilanciate e controllate. La grande maggioranza di questi animali, abituati in natura a vivere in ambienti paludosi, fu custodita allo stesso modo e con la stessa alimentazione vegetariana delle specie terrestri e destinata alla morte dopo pochi dolorosi mesi di sofferenza in cattivita`.
Analoga situazione si verifica attualmente con la vendita di altre specie di testuggini terrestri, come la Testudo horsfieldii, la tartaruga terrestre con l’areale di distribuzione piu` settentrionale del Paleartico occidentale (steppe del Kazakistan), un animale colpevole solo di possedere un aspetto simile alle nostre testuggini mediterranee e destinato a soffrire tragicamente la cattivita` nei nostri climi. Potrebbero essere comunque migliaia gli esempi che ci possono mostrare come, quando la normativa esclude una specie, il mercato si indirizzi rapidamente su altre che vengono presto “consumate” nella vendita al dettaglio. La Sezione ENPA di Milano ha avviato da tempo un progetto in collaborazione con l’Acquario Civico, il Centro Studi Erpetologici EMYS presso il Museo di Storia Naturale e la Fondazione Bellerive per la ricollocazione in ambienti seminaturali protetti e circoscritti degli animali ceduti dai cittadini. Nel corso degli ultimi due anni sono stati ritirati piu` di 800 soggetti adulti, di cui gran parte reimmessi in stagni e bacini artificiali nell’hinterland milanese. La comunita` scientifica europea ed internazionale ha gia` richiesto piu` volte ai governi l’emissione di provvedimenti che bandiscano l’importazione di giovani tartarughe sulla scorta delle implicazioni di carattere ecologico di cui sopra ed anche in virtu` della supposta pericolosita` della trasmissione di infezioni a carattere zoonosico (salmonelle) di cui questi animali sono potenzialmente portatori.
Il bando dell’importazione di questi animali si rende quindi necessario per una vasta gamma di motivazioni tra le quali quelle di carattere ambientale (rilascio in natura degli adulti), sanitario (salmonelle), commerciale (ipotesi di truffa nei confronti degli acquirenti) ed etico (elevata moria). Negli stessi Stati Uniti d’America, il principale esportatore di Trachemys, vige una regolamentazione che vieta il commercio interno degli esemplari al di sotto dei dieci centimetri di lunghezza: in questo modo gli eventuali acquirenti non possono mai essere ingannati sul fatto di aver acquistato una tartaruga “nana” (fatto frequentissimo in Italia) e possono rendersi ben conto di quale sia l’onere della loro gestione in cattivita`.

di Ettore Degli Esposti (ENPA Milano) – dalla rivista dell’ENPA, settembre 1998.

Questo veniva scritto nel ? 98, le mie osservazioni risalgono ad oggi 28 marzo ?06 posso dedurre che il fenomeno esiste, è veritiero e preoccupante.
La tartaruga dalle orecchie rosse e specie CITES.

Educazione ambientale, parco e conoscenza.

19 Marzo 2006 1 commento


Il rispetto e la convivenza con il territorio circostante, inteso come ecosistema, deriva dal grado della sua conoscenza. Più lo studi, lo osservi e lo capisci, più lo ami e in esso cerco di integrarti, alla ricerca di un giusto equilibrio uomo – natura.
E’ indubbio che la conoscenza sia la base di questo fondamento, elemento principale in quella materia che si chiama educazione – ambientale. L?educazione ambientale ha origini inglesi, materia che studia e diffonde il giusto approccio del l’uomo con la terra e con tutti i suoi organismi animali e vegetali, nella promessa di lasciare alle generazioni future il territorio così come ci e stato dato. La terra non deve essere considerata un grande serbatoio di inesauribili risorse da sfruttare a piacimento, i mari, i fiumi, i laghi, i boschi, l?aria, non si rigenerano da soli all?infinito, se non li trattiamo bene prima o poi muoiono, meritano un dovuto rispetto.
Da parecchi anni le varie associazioni ambientaliste (WWF, LIPU, Lega Ambiente) cooperative, comuni, regioni svolgono attività di educazione ambientali con interventi nelle scuole elementari e medie, trattando argomenti che vanno dal risparmio energetico al rispetto delle biodiversità.
Interesse particolare continuano ad ottenere gli incontri al corso di “Lezioni di territorio” in quel di Taglio di Po. Questo aggancio per dire che anche in questo caso si fa educazione ambientale, agli adulti, in una fascia di età molto varia, che dimostrano tra l?altro una spietata sete di conoscenza.
Sala piena anche giovedì scorso per ascoltare il Dott. Marco Campagnolo che ha parlato di “Flora del Delta”, lezione eccellente.
Oggi è stata la volta dell?uscita al Giardino Botanico Litoraneo di Porto Caleri accompagnati in escursione del medesimo Marco e dalla Dott.sa Ilaria Ruggini (g.g.).
Sessantaquattro corsisti presenti all’appuntamento per visitare uno dei maggiori esempi di biodiversità del Delta del Po , bella soddisfazione. Dopo i cinquantadue di domenica scorsa all?uscita ?antipanico ? aviaria? prevalentemente basata sul BW, i quarantadue del corso di birdwatching di Adria, oltre ai centodieci ? centoventi presenti ogni giovedì sera nella sala polivalente dietro il municipio di Taglio di Po, direi che si sta percorrendo una buona strada, complimenti a tutti partecipanti per l?interesse e la voglia di scoprire che dimostrano.
Chissà che sia la volta buona.
Auguro buona fortuna a tutti quei ragazzi e ragazze (soprattutto) che stanno investendo in loro stessi e nel territorio nelle convinzione di vederlo decollare presto come Parco.
Bellissima giornata, a fine mese il giardino apre al pubblico, un giretto lo merita, garantito.

Riferimenti: tra spiaggia e mare

Banditi i pallini di piombo nella caccia praticata nelle zone umide.

14 Marzo 2006 1 commento

Dal sito tutela fauna un’ottima notizia:

L’Italia ratifica l’Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell’Africa-Eurasia (AEWA)

Prevista l’eliminazione delle cartucce con pallini di piombo nella caccia praticata nelle zone umide

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 4/3/2006, il giorno successivo è entrata in vigore la legge 6 febbraio 2006, n.66 “Adesione della Repubblica Italiana all’Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell’Africa – EURASIA, con Allegati e Tabelle, fatto a L’Aja il 15 agosto 1996″.

Di particolare interesse, nel campo della tutela degli uccelli acquatici, l’art. 4.1.4 del testo dell’Accordo, che costituisce Allegato parte integrante della legge: “Le Parti contraenti si impegnano a sopprimere l’utilizzazione piombo per la caccia nelle zone umide entro il 2000. ”

Sia pure in ritardo, anche l’Italia potrà pertanto aggiungersi ai molti Paesi europei ed extraeuropei che hanno bandito i pallini di piombo nella caccia praticata nelle zone umide, contrastando in tal modo il saturnismo e la mortalità indiretta di molti uccelli acquatici indotta dalle grandi quantità di pallini che, a causa dell’attività venatoria, rimangono per molti anni nei fondali di stagni, paludi, lagune ed acquitrini, favorendo il problema dell’ingestione dei pallini di piombo.

Alcune informazioni riguardanti i pallini contenuti nelle cartucce usate per la caccia.
Tratto da: : http://www.caccia-ti.ch/munizione_da_caccia.htm

I pallini
I pallini possono essere:
1. sferici di piombo molle (si sformano)
2. sferici di piombo duro
3. sferici di piombo nichelato (non consigliabili per la caccia)
4. pallini non sferici (maggior dispersione)
La scelta del diametro dei pallini deve essere fatta tenendo conto della selvaggina che si vuole colpire.
Numerazione
La numerazione dei pallini in Svizzera corrisponde a quella “tedesca”; più il N° è piccolo e più i pallini sono grossi
Sulle scatole delle cartucce troviamo sia il numero sia il diametro in mm. Per la caccia normalmente una cartuccia 12/70 (12 mm calibro canna del fucile 70 mm camera di scoppio) contiene 32/36 g di pallini.
Caratteristiche dei colpi
Velocità
La velocità iniziale dei pallini raggiunge i 360/400 m/sec.
Portata
La portata dei pallini (espressa in metri) corrisponde a: diametro (in mm) x 100.
Esempi
1. pallini del diametro di 2 mm hanno una portata di 200 m
2. pallini del diametro di 4 mm hanno una portata di 400 m
La carica di pallini può provocare ferite fino a distanze di 150/200 m.
Per colpire a morte un selvatico, i pallini devono raggiungerlo in quantità e forza di penetrazione sufficenti. Un solo pallino può fermare un animale selvatico, se ne raggiunge un punto vitale.
La distanza massima utile per colpire un selvatico è di 35 a 45 m.
In foto “qualche” vuoto di cartuccia raccolta in giro, moltiplicatele per 32/36 g di piombo per capire quale inquinamento ambientale provoca ulteriormente la caccia.

Riferimenti: cartucce raccolte

Petizioni on – line, altra vittoria.

13 Marzo 2006 Commenti chiusi


Gentile Nicola,

desideriamo ringraziarti per aver sostenuto e sottoscritto la petizione per i biocarburanti. Siamo stati 7.800 e l’obiettivo è stato raggiunto. Dal 1° luglio l’Italia dovrà progressivamente aumentare ogni anno del 1% la quota di biocarburanti fino a raggiungere l’obiettivo del 5% entro il 2010.

A nome di tutte le realtà associative e di volontariato che hanno sostenuto la petizione, senza il cui sostegno e lavoro sarebbe stato impossibile raggiungere questo risultato, rinnoviamo i nostri più sinceri complimenti per aver partecipato insieme questa campagna italiana a favore dello sviluppo sostenibile e delle energie rinnovabili.

Altre informazioni sulla campagna per l’energia solare sono state pubblicate sul sito:

http://www.nimer.it/nimer.asp?ar=330

Un cordiale saluto

Andrea Minini
Associazioni ECOAGE-NIM
www.ecoage.it

Segnalo anche un altro blog molto interessante all’indirizzo www.ecoblog.it

Svendesi importante zona umida

12 Marzo 2006 1 commento


Quando leggo certe notizie me s?ciopa la testa, il fegato si infiamma, balbetto e parlo da solo, mi si annebbia la vista. Penso ad un?isola semideserta nell?oceano, uno qualsiasi, dove ci sia caldo per 365 giorni all?anno, dove si possa stare sempre con le infradito e le braghe di tela fino al ginocchio, nient?altro, l?unica preoccupazione trovare qualcosa da mangiare?.

Mi sento sfrattato, dalla mia terra, dal mio lavoro e dalle mie convinzioni.

Il Bassopolesine e il Delta del Po è diventata terra di conquista e la stanno conquistando, piano piano.
Di seguito riporto un articolo riguardante l?ultima creatura, dopo terminal gasifero e centrale a carbone che sta per nascere nel delta, ne riporto solo una parte (il resto su http://www.gazzettino.it/main.php3?Luogo=Rovigo o sul blog di Lavocetta nei miei link) a fine testo una mia considerazione.

Venerdì, 10 Marzo 2006

Porto Viro
«La vittoria del Comune di Porto Viro nella vicenda relativa all’area portuale è senza dubbio di importanza decisiva per lo sviluppo del Delta. E non solo».
Ne è convinto l’avvocato di fiducia del municipio portovirese, Luigi Migliorini, commentando la recente sentenza del Tar Veneto che ha respinto le impugnazioni proposte dagli ambientalisti. Ed ora il Comune deltino punta a dare la volata finale ad opere importanti per lo sviluppo produttivo locale, quali la bretella viaria di collegamento tra la rotatoria ad est del cavalcavia della Romea e via Stradonazzi, la via funzionale al traffico delle varie industrie posizionate lungo l’asta navigabile del Po di Levante, in zona Ca’ Cappello.
«Da una parte – prosegue Migliorini – vi era un ambientalismo apparente che, in realtà, sembra richiamare alla memoria il peggior fondamentalismo islamico. Dall’altro lato c’era invece chi, pur essendo rispettoso dell’ambiente, non voleva che il Bassopolesine fosse solo il luogo dove arrivano le corriere dei signori della regioni ricche, per constatare che è bello vedere luoghi incontaminati, abitati però da gente povera. Quanto poi allo sviluppo che potrà avere l’area portuale di Ca’ Cappello, ritenuto perfettamente legittimo dal Tar del Veneto, ciò è frutto di una scelta coraggiosa ed importante dell’amministrazione locale, alla quale tutto i lVeneto, e non solo, dovrebbe essere grato»…

Pur sapendo che ogni mia critica sarebbe ben tollerata dall?avvocato Migliorini, il migliore sulla piazza, mi astengo in ogni caso dal farla, cosciente del fatto che in una battaglia legale sarei sicuramente sconfitto. Posso però pormi una domanda, legittima, perché nota e veritiera: ” Ma Luigi Migliorini oltre a essere l’avvocato difensore del comune di Porto Viro non è anche il Commissario Speciale dell?Ente Parco Regionale Veneto del Delta del Po?” … mi sembra, forse mi sbaglio, che in genere, nello statuto di un ente parco, non sia previsto nelle zone a parco o limitrofe lo sviluppo tramite realizzazione di aree portuali industrializzate che prevedono la cementificazione di migliaia di mq. … può darsi che non abbia letto bene o che questa parte fosse macchiata di vino rosso…
non so!
E poi dov?è questa gente povera di cui parla l?avvocato, sicuramente ai suoi occhi, dato che è un professionista strapagato appaiamo tutti dei miserabili, ma non è così come crede. Da guida naturalistica quale sono quando porto in giro le corriere dei signori delle regioni ricche (che personalmente non so quali siano) faccio notare tra le nostre tante bellezze naturalistiche anche le varie ville che sono sorte a Porto Tolle, Pila, Scardovari per non parlare poi di Gorino ferrarese o Goro, che hanno sostituito i casoni di canna di 50 anni fa.
Ma oltre a questo quello che più faccio notare è la qualità della nostra vita, i ritmi, la libertà di poter vivere all?aria aperta e poter lavorare nella nostra terra amandola e rispettandola, ma dov?è questa povertà.
Darà posto di lavoro la nuova area portuale industrializzata a tutti i giovani laureti che si sono formati o lo stanno per diventare in questi ultimi anni, o avrà bisogno di manodopera extracomunitaria a basso prezzo?
Chi è operaio ora è va a farlo tutte le mattine a Bologna, Padova, Mestre, Canicattì, se andrà a farlo a Cà Cappello diventerà più ricco?
Svendita, svendita totale, di una delle più belle zone umide del bacino del Mediterraneo.
Voglio rimanere povero.

Interesse per l’avifauna del Delta

7 Marzo 2006 2 commenti


Mia mamma me l?ha sempre detto “Nico, guarda che chi si loda si imbroda”, come mio fratello maggiore mi ha sempre detto “sappi che non c?è uno bravo se non c?è uno più bravo” ed io in base a queste astratte filosofie mi imbrodo cosciente dell?esistenza di qualcuno più bravo e mi pubblico abbracciando la filosofia dell?estremo Delta del “…il blog è mio e ci pubblico quello che voglio”…
Domani è un altro giorno.

Dal mitico Gazzettino.

Lunedì, 6 Marzo 2006

Taglio di Po. Pienone alla lezione di Nicola Donà, stasera è la volta di Eddi Boschetti.
Interesse per l’avifauna del Delta

Nemmeno il Festival di Sanremo ha attenuato l’entusiasmo dei partecipanti al “Corso di conoscenza del territorio” organizzato dall’assessore all’ambiente di Taglio di Po, Alberto Fioravanti, in collaborazione con l’agenzia di servizi turistici “Aqua” di Taglio di Po e l’assessore alla cultura e al turismo della Provincia, Laura Negri: nell’ultima lezione, tenuta dalla guida naturalistica, Nicola Donà, nella sala conferenze erano presenti 120 persone.
Donà, ha subito detto che il Delta è una zona ricchissima di uccelli perchè sono ben 275 specie, tra stanziali, svernanti, nidificanti o presenti nei momenti dei passaggi migratori, con una ceck list che arriva anche a 325 negli ultimi 50 anni. «In Europa ci sono 20 milioni di persone che fanno birdwatcher con la passione verso questi animali e la fiera internazionale di Comacchio, giunta alla terza edizione, è una lampante dimostrazione dell’interesse per il settore. Poichè non sarebbero sufficienti tutte le lezioni del corso per parlare di tutti i volatili, mi soffermo solamente sui rapaci, sia diurni che notturni».
Con l’ausilio di stupende proiezioni, il relatore ha mostrato diverse specie di uccelli rapaci sottolineando l?importante ruolo di bioindicatori di questi uccelli. Donà ha quindi parlato delle loro caratteristiche: il becco, le zampe, il piumaggio, la vista, le loro tecniche di caccia per alimentarsi, il dimorfismo sessuale, i nidi. Tra le varie annotazioni, quelle che maggiormente hanno suscitato la curiosità sono state relative alla vista, «i rapaci diurni hanno una risoluzione a distanza 20 volte maggiore rispetto a quella dell’uomo e quella dei rapaci notturni che si dicono ciechi di giorno, non è vero che lo siano, sono presbiti ma hanno la capacità di amplificare di notte la luce 100 volte superiore all’uomo e all’alimentazione,una coppia di barbagiani, mangia in media 30 topi al giorno, 5000 in un anno».
Questa sera Eddi Boschetti parlerà ancora di avifauna.

(Un grazie al giornalista che tra l’altro è a buon mercato, anche se ho dovuto apportare alcune modifiche all’articolo)

Riferimenti: Albanella reale