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Archivio Dicembre 2005

PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE

23 Dicembre 2005 2 commenti


L?8×1000 alla ricerca scientifica?

Incentivare e promuovere la Ricerca, di qualunque branca essa sia, per un Paese che guardi responsabilmente al futuro, rappresenta la condizione essenziale per produrre progresso sociale e miglioramento della qualità della vita. Di conseguenza, data la rilevante importanza che la Ricerca assume per la collettività, appare scontato che per il raggiungimento di tale scopo, lo Stato dovrebbe predisporre adeguate risorse, percentualmente almeno pari alla media europea.
Purtroppo la realtà che persiste da un bel po? di anni è un?altra: per quantità di risorse assegnate alla Ricerca, l?Italia è la cenerentola d?Europa, con tutte le penalizzazioni che ne conseguono in termini di rallentamento della individuazione di quelle risposte innovative che la collettività si attende, in termini di freno occupazionale di giovani ricercatori, in termini di vera e propria ?fuga di cervelli?, che in altri paesi trovano condizioni di lavoro e di carriera di gran lunga più convenienti di quelle italiane. Infine, e non da ultimo, di una Ricerca più lenta perché non beneficia di adeguate attenzioni pubbliche, ne risente anche il prestigio nazionale.
E allora la necessità di istituire un Fondo Integrativo per la Ricerca (da aggiunge e non da sostituire alla dotazione statale prevista ogni anno dalla Finanziaria), è diventata impellente. Ma dove reperire i fondi aggiuntivi senza pesare né sulla Finanziaria né sulle tasche dei cittadini con ulteriori prelievi obbligatori? Attraverso l?8×1000 istituito dalla legge 20 maggio 1985 n. 222.
Ma questa legge consente di scegliere solo tra religioni e Stato. Per questa limitazione, circa 22 milioni di contribuenti non devolvono a nessuno il proprio 8×1000 dell?Irpef perché non condividono nessuna delle attuali opzioni di scelta disponibili. Quindi, la proposta di legge formulata dal giornalista Enzo Mellano, non collegata a nessun partito politico, vuole consentire alla maggior parte dei contribuenti italiani, circa il 60 per cento, di non essere più orfani della libertà di fare una scelta laica, diversa dalle religioni e dallo Stato. Ad esempio, di devolvere il proprio 8×1000 alla ricerca scientifica. A tale scopo, la proposta prevede che alle attuali opzioni di scelta, religioni e Stato, si aggiunga la ricerca scientifica. Ovvero si aggiunga un?altra casella su cui apporre la firma appunto per la ricerca scientifica.
Tra l?altro, la proposta di Mellano vuole istituire anche l?ampliamento delle donazioni fiscalmente e totalmente deducibili, a favore di fondazioni e associazioni onlus che si occupano di Ricerca. Infine vuole istituire la trasparenza obbligatoria dell?utilizzo dei fondi. Quindi più regole, più libertà di scelta, più garanzie. Infatti la proposta mira ad ampliare e non a ridurre la libertà di scelta del contribuente. Chi abitualmente sceglie la Chiesa o un’altra delle opzioni disponibili, potrà continuare a farlo come sempre. Ma chi non intende scegliere una religione o lo Stato (il 60 per cento dei contribuenti), dovrà poter scegliere la Ricerca.
Inoltre ? aggiunge Mellano – secondo quanto riportato in calce alle adesioni che mi sono pervenute da molti esponenti del mondo scientifico e non solo, la Ricerca ha due problemi da risolvere: la carenza di fondi e l’assenza di un organismo autorevole, che sia espressione di tutti i soggetti istituzionali delle varie branche della ricerca. Detto organismo, magari pensato e realizzato collegialmente dalle varie realtà della Ricerca italiana, con o senza la rappresentanza di governo, investito delle dovute attribuzioni di responsabilità gestionale, dovrebbe armonizzare una programmazione della Ricerca più al passo coi tempi e rispondere, con apposita rendicontazione annuale da rendere pubblica, del corretto utilizzo delle risorse assegnate nonché della qualità e della quantità dei risultati conseguiti.

A sostegno della proposta di legge, è in atto una petizione alla quale è possibile aderire on-line collegandosi al sito www.clubfattinostri.it/8×1000.
Il Promotore
Enzo Mellano

L’iniziativa non ha nessun collegamento politico.

Riferimenti: Enzo mellano

Non c’è trucco, non c’è inganno

11 Dicembre 2005 Commenti chiusi


Non c’è trucco, non c’è inganno nella foto che pubblico dove in successione appare: palude, vegetazione litoranea, mare e montagne innevate.
Data: mercoledì 7 dicembre.
Località: Boccasette – foci del Po di Mistra – delta del Po – Rovigo.
Condizioni metereologiche: vento di bora e giornata soleggiata.
Tecnica: cannocchiale e fotocamera digitale.
Trucchi: nessumo in particolare, solo un pò di fotoritocco (clonazione) per togliere il cerchio che in genere si forma usando la tecnica del digiscooping (appoggiare la fotocamera al cannocchiale).
Spettacolo mozzafiato !!!
Riferimenti: … da Boccasette alle Dolimiti di Nicola Donà

EBBAKEN E IL MESSAGGIO DELLA RONDINE

9 Dicembre 2005 1 commento


Quanto segue lo ho trovato in rete cercando notizie sulle migrazioni degli uccelli. Avevo delle notizie vaghe sui fatti, sapevo che in Nigeria le rondini venivano catturate per fame ma non conoscevo bene i retroscena, ve lo propongo.

EBBAKEN E IL MESSAGGIO DELLA RONDINE

Africa. Nigeria. Villaggio di Ebbaken.
Quel giorno di giugno di 15 anni fa, la stagione delle piogge era già entrata nel vivo; ad Ebbaken la pioggia può cadere ininterrotta per giorni e giorni senza permettere a nessuno di andare nelle piccole fattorie a lavorare, ne’ a scuola. Quel giorno, la pioggia era più pesante, fitta, torrenziale delle altre volte, e io con gli altri bambini della mia compaund (famiglie allargate che vivono in un nucleo di capanne), non potevamo intraprendere i soliti 5 chilometri per andare a scuola, perché ci saremmo ritrovati a camminare in un fiume di fango.
Così quel giorno, noi bambini, eravamo tutti dentro la grande capanna. Emozionati, perché stava per arrivare qualcuno di molto importante. Appena svolte le faccende familiari, scopare a terra e cucinare il “fufu” (yam o cassava bollita e pestata) per la nostra colazione, una frenesia tangibile percorse ogni luogo della compaund. Bastò guardare la faccia di mia mamma e capii che lei stava arrivando: era la anziana nonna, la madre di tutte le madri. Nessuno sapeva la vera età, c’è chi diceva 110 anni, chi 120 chi 90, ma chi lo poteva sapere, se anche il più giovane della compaund non era stato iscritto alla anagrafe? In pochi attimi arrivò questo personaggio che per noi era quasi magico. Tutto era pronto per ospitarla. Non potevamo guardarla dritto negli occhi, per rispetto e perché la sua sapienza era un sole per noi. Lei aveva insegnato alle nostre madri tutte le medicine tradizionali: medicine contro i morsi dei serpenti, contro il mal di pancia, contro le ferite. Ora sono arrivate le medicine europee, dicono che dovrebbero essere più efficaci, ma non ne sono molto sicura.
La nonna arrivò sorretta dalle sue tante figlie e nipoti e tutti i membri della famiglia, circa un centinaio, dagli uomini più anziani ai bambini più piccoli portati dalle mamme. Andavamo da lei e con un rispettoso inchino e un leggero tocco della mano come voi fate con il Papa, dicevamo “Ajubedè” che significa buongiorno.
Il suo nome era Takha ed era stata sposata con 8 uomini diversi, alcuni dei mariti sono morti, altri sono andati via, alcuni hanno ricevuto il Juju e sono scomparsi ci dicevano (riti VUDU). Quello che ricordo perfettamente di lei era che appena seduta, uno dei nipoti, nel massimo silenzio di tutta la grande capanna (si potevano udire anche le piccole sunfly che iniziavano a disturbare con avidi morsi i nostri corpi), iniziava a trafficare con un arnese di legno che riempiva di tabacco, l’accendeva con un rispettoso inchino e lo porgeva alla anziana nonna; era la sua inseparabile pipa, era anche il segno che era la massima autorità e che ne aveva visto di tutti i colori.
Dopo lunghi minuti di silenzio ed un paio di tirate di pipa, Takha iniziò a raccontarci che il villaggio di Ebbaken prima si chiamava Barry e non era dove sta ora. E che solo 50 anni fa lei e le nostre madri erano fuggite da lì. La mia gente a quel tempo viveva nella foresta arroccata sulle rocce delle Afi Mountains e mia nonna mi disse che il bushmeat era presente dappertutto (cacciagione di foresta); le scimmie a migliaia gremivano gli alberi attorno alle capanne e anche le antilopi si muovevano in gran numero: la carne veramente abbondava da ogni parte.
Per questo motivo bastava andare a cacciare attorno alle capanne. Tutto era in equilibrio. Uomini e animali. A quell’epoca, vivevamo tutti assieme con gli abitanti di un altro villaggio (Kabaken), non esisteva agricoltura, il cacao non era stato ancora importato a Boje e la selvaggina era numerosa, raccontano però che la popolazione stava aumentando paurosamente. E proprio 50 anni fa, erano arrivati al villaggio, con grossa disapprovazione di mia nonna, i primi fucili, ogni sparo ravvicinato non solo metteva in allarme tutti gli animali della foresta con una eco spaventosa, ma anche gli abitanti delle montagne Afi.
Purtroppo, in un tragico giorno, un cacciatore sparò un colpo in mezzo alla macchia e colpì a morte una nostra sorella che stava raccogliendo delle erbe selvatiche. Il marito della donna ed i fratelli cercarono il colpevole presso l’altro villaggio, che si era messo in difensiva.
L’ostilità di questo ultimo era un muro invalicabile e spinse a cercare il colpevole tra i cacciatori e ancora nella foresta. In serata, si seppe che un cacciatore era stato ucciso con il macete, il giorno dopo, il fratello della donna ucciso fu trucidato; il giorno dopo successe una carneficina, molti fratelli e sorelle morirono. Poche furono le persone che sopravvissero, tra cui mia nonna e mia madre. Allora mio nonno radunò la famiglia e insieme fuggirono più a valle finchè incontrarono un uomo che viveva solo in una vallata. Quest’uomo veniva da un villaggio vicino chiamato Ebranta, disse che per poter ospitare loro e dividere la terra assieme, avrebbero dovuto chiedere il permesso al villaggio e così fece. Provarono ad allevare capre, ma alcuni felini, leopardi o leoni, entravano nei villaggi e le uccidevano; mi hanno detto, recentemente, che l’ultimo leopardo fu ucciso circa 15 anni fa, come l’ultimo elefante.
Fu allora che la selvaggina iniziò a scarseggiare, non solo per la competizione tra i villaggi, ormai forti delle armi da fuoco, ma anche per il vasto disboscamento che si andava perpretando per dare posto alla povera agricoltura dei villaggi. Bisognava ingegnarsi ogni giorno per inventare trappole sempre più funzionali,e aumentarne continuamente il numero; cominciammo ad osservare con interesse le nuvole nere di “Akbang” (così si chiamano da noi le rondini). Queste erano milioni di uccelli, che giungevano ad Ebbaken in un periodo preciso e se ne ripartivano con stessa precisione: con l’arrivo ci indicavano che la stagione delle piogge stava finendo e, quando se ne ripartivano, che la stagione delle piogge stava arrivando.
Una sera, uno degli uomini addetti alla caccia, che vedeva nelle tenebre come un felino, catturò le rondini con le mani, nel folto dell’erba elefante ce ne erano a milioni, e lui con balzi pazzeschi, riuscì a catturarne tante e tornato alla sua capanna le mangiò con grande piacere. Aveva trovato un’alternativa alla selvaggina.
Il cacciatore capì che questo uccello era molto apprezzato dal villaggio e si ingegnò a studiare il modo di catturarne in numero maggiore. Le sue mani nude potevano catturare ben poco, allora provò a mettere una colla vischiosa prodotta da una liana su dei bastoncini e dopo diverse prove e diverse modifiche, mise a punto una trappola molto efficace. Le catture erano così abbondanti che iniziò non solo a mangiarne regolarmente ma anche a vendere il surplus.
La bontà della carne delle rondini spinse i giovani, sempre di più alla ricerca di nuove fonti di proteine, a fare lo stesso, e nel contempo, a migliorare la tecnica della cattura, come ad esempio il richiamo fatto con la bocca. Era un verso che imita il grido di una rondine, e richiama le altre che vanno a vedere la loro compagna in difficoltà.
Questo metodo è tuttora usato dagli abitanti di Ebbaken. Nel 1995 sono state 200.000 le rondini catturate.

JUSTINA ABANG CACCIATRICE

Sin da bambina la mia famiglia mi aveva addestrato a catturare le rondini per procurarci il cibo, e così, dall’età di 10-12 anni ho iniziato a seguire i miei fratelli nelle sere di luna piena tra l’erba elefante .
Mio fratello si recava nella foresta per procurarsi la colla gelatinosa da una liana non più molto comune ora, io ero addetta spennellare i bastoncini con la colla e metterli in un astuccio ricavato da una canna di bambù.
La caccia iniziava attorno alla fine di novembre, era ed è proibito disturbare il dormitorio prima di questo periodo perché le rondini non si erano ancora stabilizzate e se disturbate avrebbero potuto abbandonare definitivamente la nostra area.
Per noi bambini la cattura delle rondini non è solo un modo per procurarsi cibo, ma è stato un momento molto importante e divertente per la nostra società, forse era anche un modo per rafforzare i legami; inoltre, rappresentava non solo cibo sicuro, ma anche una piccola entrata finanziaria per le famiglie. Le rondini in eccesso infatti venivano vendute. A quel tempo, una rondine veniva venduta a 2 naira (35 centesimi di euro) e questo commercio ci serviva e serve per pagare le tasse scolastiche governative.
La caccia, come dicevo, avviene nelle notti di luna piena, il successo della caccia sta nell’individuare il luogo esatto dove le rondini potranno scendere quella notte
Le rondini arrivano poco prima del calar della notte. Un vento di ali su di noi tutti accucciati nella radura. In pochi secondi si consuma una festa di sangue, speranze e dolore. Il cuore sembrava scoppiare. Milioni di rondini si abbattono su di noi emettendo incredibili sibili, si inizia con affanno ad emettere il loro richiamo; una rondine è catturata, poi 15 poi 30, 70, “l’ombrello viene” viene calato più volte, le nostre mani affamate raccolgono con velocità le rondini invischiate e vengono pressate mano a mano nelle sacche. Non c’è tempo di ucciderle, finiscono per morire per soffocamento. Mio fratello ne tiene una, gli rompe un’ala per farle emettere un grido di dolore che fungerà da richiamo. Questo inferno, nell’umidità ed il calore dell’erba elefante può durare sino al mattino, dipende se le rondini continuano ad arrivare, dipende se la luna dà una buona illuminazione che permette alle rondini di muoversi liberamente anche di notte cadendo in continuazione nelle trappole.
All’alba, stremati, ci si ritira a casa, si grida tra i vari gruppi “ne abbiamo catturate 250″, “noi invece 300”. I nostri vicini che non hanno scelto il posto giusto ne hanno prese solo 50; vuol dire che domani li inviteremo a mangiare con noi.
A quel punto, le rondini vengono portate alla compaund. Mio padre, con i miei fratellini e i figli di mia sorella ci vengono incontro, felici ed abbracciandoci vedono le sacche piene che diamo loro per portarle alla mamma. Le sacche quindi vengono rovesciate tutte in un unico posto; è incredibile ma più di dieci rondini sono ancora in vita, verranno uccise dai bambini come fosse un gioco. Poi vengono spennate, il giorno dopo Ebbaken sarà invasa da milioni di piume, noi bambini andiamo a scuola con le piume sulla testa e gli insegnanti ci chiedono di portare delle rondini da mangiare. Ci sono certi che buttano nel fuoco le rondini ancora vive e le fanno saltare; a me non è mai piaciuto questa cosa, perché penso che chi fa questo è invaso dal demonio. Una volta spennate, molte vengono infilate negli spiedi, 20-30 su ogni spiedo e posti sul fuoco; altre, una volta asciugate, vengono liberate dalle interiora, lavate e messe a friggere nell’olio di palma. Era un cosa buonissima destinata esclusivamente agli anziani.
A quel punto le rondini sono pronte; si possono mettere nel sugo o mangiarle con il fufu oppure friggere nell’olio di palma. C’è una frenetica competizione per mangiarle, più volte io e mia sorella abbiamo violentemente litigato.
Un’altra parte delle rondini viene affumicata. Noi non abbiamo il frigorifero perciò dopo aver levato le penne, le mettiamo in un cestino di ferro a maglie larghe sopra il fuoco, in modo che il fuoco non possa raggiungerle, solo il fumo deve entrare. Dopo alcune ore, quando sono ben asciutte e annerite, possono essere consumate per più di una settimana.
Se le rondini catturate erano tante, mia madre il giorno dopo non mi mandava a scuola. Mettevo 50-60 rondini in un sacco e mi facevo portare in moto ad Okunde, 2 ore da Ebbaken e le vendevo al mercato per 2 naira ciascuna; ci guadagnavo anche più di 100 naira, (8,5 Euro). 50 naira li portavo a casa, con gli altri 50 ci compravo sapone per lavarci, cipolle, 2 vasetti di pomodoro e, di nascosto da mia madre, anche una coca cola ed una porzione di riso da mangiare.
Adesso catturare le rondini è vietato, ma lo scorso anno fu permesso per il solo Natale; 3 rondini sono state vendute per 10 naira.
Un giorno nel gennaio del 1996, il capo del villaggio mi chiamò perché era arrivato un gruppo di “bianchi” che studiava le rondini e voleva interrogare alcuni di noi giovani per sapere notizie sulle rondini che catturavamo. Mi presentai, davanti ad uno chiamato Francesco e gli descrissi minuziosamente le tecniche usate; mi ricordo ancora che Francesco era molto sorpreso. Poi mi chiese se catturavo rondini con certi anelli nelle zampette; “sì, molte!” risposi. Allora Francesco con grande interesse mi chiese se avevo conservato alcuni anelli perché erano molto importanti per lo studio della migrazione e perché molti ne aveva messi lui ed i suoi amici in Europa.
Da quel momento, iniziai a pensare e capire molti perché. Noi effettivamente trovavamo molti anelli, ma nessuno sapeva dirci che cosa significassero e le risposte che i nostri padri ci davano erano le più diverse e strane; leggevamo i paesi di provenienza scritti sull’anello, ma non ne davamo importanza; per noi trovare una rondine con l’anello voleva solo dire una giornata fortunata. Ma capii, leggendolo negli occhi di Francesco, che quegli anellini erano invece di vitale importanza. Così fui sospinta ad aiutarlo.
Chiesi ai miei amici, fratelli e sorelle, di tirare fuori tutti gli anelli eventualmente conservati e di consegnarmeli. E feci molti regali a Francesco rendendolo molto, molto felice.
Il gruppo di italiani era veramente simpatico; chiesero a me e a mio fratello Stanley di cucinare per loro,( ma mai le rondini) a quel tempo avevo 14 anni; lavorare per i bianchi è per noi una cosa molto importante.
Quando il gruppo se ne andò, mi ricordo che Francesco mi regalò molte cose, molte cose che noi non potevamo permetterci, vestiti, scarpe, riso; era tutto molto bello, non lo dimenticherò mai. Quando se ne andò piansi molto perché mai avrei pensato che persone occidentali, noi li chiamiamo Okara, sarebbero tornati solo perché amavano le nostre rondini. Nessuno viene a trovarci nel nostro villaggio, perché siamo molto poveri.
Noi abitanti a quel tempo, pensavamo che per i bianchi che venivano con Francesco la protezione delle rondini fosse una scusa, in verità venivano per cercare qualcosa di prezioso nell’erba elefante. Ma adesso che vivo in Italia, e ho partecipato alle attività di ricerca e conservazione, solo ora ho capito l’importanza dell’inanellamento. Questo uccello compie un volo incredibile. Io, da allora, ho preso l’aereo 2-3 volte dalla Nigeria per l’Italia, ed ogni volta mi è sembrato un volo lunghissimo, e pensavo che la rondine compie questo volo senza aereo 2 volte l’anno. E’ incredibile. Qui in Europa, tutti amano questo uccello, Francesco mi ha portato nelle stalle dove nidifica, anche io le ho inanellate, è un vero peccato che dopo aver volato così tanto, vanno a trovare la morte presso la mia gente. Ora non mangio più le rondini, ma devo dire che qui in Europa la situazione è molto diversa, strana, molto cibo viene buttato nella spazzatura o viene dato agli animali, da noi le ossa vengono mangiate, nella spazzatura gettiamo solo la carta e la plastica.
L’anno dopo, come tutti gli anni, le rondini tornarono e nel villaggio si vociferava che i “bianchi” erano tornati in Nigeria, erano a Lagos a fare le provviste e sarebbero tornati ad Ebbaken. Così fu, le urla dei bambini più piccoli si udivano sin dalla foresta dove stavamo lavorando nelle nostre farms; il cuore mi salì in gola e con due falcate arrivai al villaggio a cercare immediatamente Francesco. Sìììììì, era arrivato anche questa volta! Ero così felice che non stavo nella pelle, mi vergognavo della mia folle felicità e perciò ritornai di corsa nella farm.
Tutti dicevano che Francesco stava cercandomi, ma io lo evitavo perché mi vergognavo. Lo incontrai assieme al suo gruppo il giorno seguente; ci riconoscemmo da lontano, bastò un sorriso. Quel giorno capimmo che probabilmente era nato qualcosa fra noi. Francesco mi chiese se avevo degli anelli di rondine per lui, io risposi: “Yes, Sir”. Da allora, mi sono appassionata sempre più alle rondini, e non certo sotto l’aspetto culinario o commerciale. Francesco mi diceva che le rondini potevano aiutare la mia gente in altri modi, che sarebbe stato possibile attuare un piano per salvare le rondini ma dare anche un’alternativa alla mia gente.

JUSTINA ABANG IN ITALIA A DIFESA DELLE RONDINI

Venne il 2000 ed ebbi la grossa occasione per partecipare ad un corso di agricoltura biologica in Italia, assieme ad un altro ragazzo di Ebbaken, sponsorizzato dalla LIPU, lì appresi molte cose e a quel tempo mi legai sentimentalmente a Francesco.
Prendendo l’aereo per l’Italia capivo quanto straordinarie fossero le rondini, piccoli, fragili, uccelli eppure in grado di compiere voli meravigliosi; seppi da Francesco che ogni anno, in primavera, riescono a ritrovare il loro nido così come, in autunno, ritrovano nel mio villaggio l’erba elefante. Compiono questo viaggio 2 volte ogni anno, per me era semplicemente incredibile!
Ora io e Francesco ci siamo sposati e abbiamo un bellissimo bambino, viviamo nelle Marche, dove l’agricoltura biologica non è una moda ma una scelta profonda. Spero nel mio futuro che io possa andare a spiegare la mia esperienza, le mie emozioni, ai giovani del mio villaggio. Voglio spiegare alle ragazze del mio popolo che non è vero che la prostituzione è l’unica via di uscita. Possiamo fare qualcosa per noi, per le rondini, per il futuro. Voglio portare il “Messaggio della rondine”, l’uccellino bianco e nero che in Europa porta la Primavera e che nel mio villaggio può portare la Speranza.

Riferimenti: Photo: Erwin Purucker