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Archivio Settembre 2005

Miele e antibiotici

29 Settembre 2005 2 commenti


E’ notizia di questi giorni diffusa dai principali organi di informazione, in merito alla questione dei residui di antibiotici presenti nel miele nocivi per la salute dell’uomo. A denunciarne il fatto è l’Associazione dei consumatori ALTROCONSUMO che ha provveduto ad effettuare alcuni campionamenti su miele presente presso la Grande Distribuzione Organizzata.
Tra i mieli oggetto di analisi vengono segnalati: Miele Acacia SMA Auchan, Miele Valdivia dal Cile CTM Altromercato, Miele Millefiori Delizia, Miele Millefiori dUmbria Terre dItalia, Miele di Acacia di Toscana Terre dItalia, Miele di fiori di prato, distr. Sama srl.
Su 19 prodotti raccolti, 6 sono risultati positivi, 4 di essi con una presenza importante di residui e 6 con tracce di Sulfametazina e Tilosina, antibiotici il cui impiego è vietato in apicoltura sia sul territorio italiano che su quello dell’Unione Europea.
In conseguenza dei risultati delle analisi, ALTROCONSUMO ha presentato un esposto al Ministero della Salute, ai NAS, al Procuratore aggiunto della Repubblica Raffaele Guariniello e alle Procure competenti di Arezzo, Bologna, Bolzano, Catania, Milano, Venezia e Vicenza.
La notizia, subito rimbalzata sulle principali agenzie di stampa nazionali a più riprese e con ampio risalto. (Comunicato stampa della Federazione Apicoltori Italiani, mancano parti)

L’apicoltura è una mia grande passione che porto avanti da circa 12 anni, con altri colleghi locali ho creato il marchio del nostro miele “Il miele dei fiori del Parco del Delta del Po”. Ho insegnato l’apicoltura a diverse persone attraverso corsi di formazione e anche personalmente, ho sempre raccomandato loro di produrre in maniera onesta e pulita perché il miele viene consumato soprattutto dai bambini e dagli anziani.
Bisogna sapere, che dagli anni ’80, le nostre api sono vittime di un parassita, un’acaro detto Varroa (Varroa Jacobsoni) che succhia loro l’emolinfa e se prende il soppravvento porta alla morte la famiglia. Altre malattie virali riguardano invece le larve e le api adulte. Una grave malattia della covata e cioè delle larve e la peste americana (bacillus larvae),a questa non c’è scampo ed è inoltre molto contagiosa. La legge prevede che in caso di infezione si provveda alla distruzione totale degli alveari colpiti e delle arnie tramite “rogo” e seppellire con calce le ceneri, oppure sempre dopo aver eliminato le api e la cera si possono salvare le arnie sterilizzandole con raggi gamma (molto costoso). In realtà la malattia si può guarire eliminando solo la cera e disinfettando l’arnia con fiamma viva, ma sono tecniche che solo pochi appassionati esperti riescono a gestire (come il mio amico Adolfo Percelsi che saluto).
Per quanto riguarda la lotta all’acaro varroa le tecniche prevedono due precisi interventi all’anno con prodotti e metodi naturali a scelta, sia con prodotti di sintesi in ogni caso autorizzati.
Ci sono anche quelli proibiti e illegali che qualcuno usa, così come per evitare che si ammalino di peste americana si somministrano alle api tramite sciroppo zuccherino degli antibiotici, tetracicline in genere. Di solito questo avviene negli apiari molto grandi (ma anche nei piccoli) con migliaia di famiglie dove la malattia, che si diffonde rapidamente (le spore hanno vita lunghissima, oltre trentanni e sopravvivono a temperature molto basse così come elevate) provocherebbe grossi danni economici. Gli antibiotici vengono in questo caso somministrati come preventivo alla malattia, in Italia e nell’Unione Europea questo è proibito in molti altri paesi no.
Per spiegare i rischi che corre il consumatore e far capire che non tutti gli apicoltori sono degli avvelenatori devo aprire un’altra parentesi apistica.
L’alveare è un organismo che possiamo dividere in due parti: il cervello il cuore, i polmoni, i muscoli, l’apparato riproduttore sono rappresentati dalle api, lo scheletro, lo stomaco, il fegato ed i reni, sono i favi di cera, la protagonista di questa faccenda. La cera ha la capacità di assorbire e concentrare tutte le sostanze estranee al miele e in esso contenute (antibiotici e schifezze varie), o introdotte nell’alveare, per poi rilasciarle al prossimo contatto con il miele (ma sicuramente anche polline e pappa reale) più concentrate di prima. Esiste un grosso mercato della cera, richiesta in cosmetica (per cui le schifezze le troviamo anche li, nelle creme) usata nelle cererie per produrre pregiate candele (sempre al profumo di antibiotico),è richiesta in apicoltura stessa per produrre fogli cerei che vengono riutilizzati negli alveari al fine di favorire e anticipare la costruzione dei favi. Avendo la cera un mercato mondiale si rischia che la cera inquinata si trovi ovunque e che chiunque possa comperarla, introdurla nei propri alveari e ritrovarsi senza colpe con il miele inquinato.
E un serpente che si morde la coda.
Io non uso schifezze, uso solo la mia cera, lascio che le api costruiscano i loro favi in maniera naturale senza forzature con un metodo che mi ha insegnato lo Zio Adolfo, il miele lo mangio io ed i miei amici, un po viene venduto a modico prezzo in una prestigiosa erboristeria nella contea di Adria.
E voi? O vi procurate delle api, un’arnia, e ve lo fate, o comprate “Il Miele dei fiori del Parco del Delta del Po”.

… Tre onde in mare.

15 Settembre 2005 Commenti chiusi


“Tre onde in mare” è un comune modo di dire polesano che si usa per indicare una quantità non ben definita con limiti imprecisi. In genere usato per il mangiare “ho magnà tre onde in mare” ma anche per lo sperperare “el sà magnà tre onde in mare”.
Per risalire alle origini del termine dobbiamo andare indietro nel tempo, quando la Serenissima Repubblica Veneziana, dopo anni di studi decise di deviare artificialmente il corso del Po.
Non era la prima volta che Veneziani attuavano opere idrauliche del genere, già il Piave, il Brenta, il Sile, il Dese e molti altri (otto in totale) avevano subito la stessa sorte, il tutto per impedire che questi con i loro sedimenti andassero a interrare la laguna di Venezia e le relative bocche di porto.
Fu così che il 16 settembre del l604, dopo 6 anni di lavoro con l’impiego di 1200 uomini i Veneziani diedero acqua al nuovo taglio incanalando il ramo principale del Po (Po delle Fornaci, attuale Po di Venezia) su un nuovo alveo indirizzandolo da Nord verso Sud nell’allora Sacca di Goro.
L’opera, denominata Taglio di Porto Viro determinò la formazione dell’attuale Delta, e di fatto, cambiò totalmente i confini della pianura Padana in quest’area di Mare Adriatico.
Dal 1604 in poi man mano che il Po avanzava verso il mare i nuovi territori che si formavano venivano venduti e dati in concessioni alle varie nobiltà veneziane. I confini di questi territori spesso erano incerti e si sapeva che negli anni a venire si sarebbero spinti sempre più verso il mare per cui oltre alle nuove porzioni di terreno venivano vendute e date in concessione anche tre onde in mare, da quanto il detto tutt’ora in uso.
Tre onde in mare è anche il titolo della mostra cartografica inaugurata in questi giorni a Taglio di Po nell’ambito di una settimana di eventi per ricordare questa storica data – 16 settembre 1604 – che è simbolicamente il compleanno della formazione del Delta moderno e che vuole diventare un evento da ripetersi negli anni.
Le carte esposte riprodotte da copie originali sono della collezione privata del Prof. Luciano Scarpante, che nella serata di inaugurazione ha anche guidato i presenti nella lettura della carte, la mostra è stata ideata e curata dal mitico staff di AQUA con il patrocinio del comune di Taglio di Po.

CAMPAGNA ECOAGE-NIM 2005 PER I BIOCARBURANTI

5 Settembre 2005 1 commento


L’utilizzo dei biocarburanti è una realtà in Francia e in Germania ma non in Italia dove nel 2005 il contingente defiscalizzato di biodiesel è stato persino ridotto nella finanziaria da 300mila a 200mila tonnellate. I biocarburanti sono alternativi al diesel e alla benzina, sono meno inquinanti per l’aria, riducono la dipendenza dal petrolio e favoriscono l’occupazione agricola. La direttiva europea 30/2003 impone all’Italia l’obiettivo di coprire il 2% della domanda di carburanti con i biocarburanti entro il 2005 e del 5,75% entro il 2010. Il recente decreto legge 128/2005 del governo ha previsto la copertura teorica soltanto del 1% entro il 2005 e del 2,5% entro il 2010… l’Italia è ben al di sotto dell’obiettivo europeo.
Perché incentivare i biocarburanti?

PETIZIONE PER I BIOCARBURANTI IN ITALIA

I biocarburanti sono producibili da qualsiasi azienda agricola in Italia e nel mondo. Rispetto al petrolio non esistono problemi di scarsità o di concentrazione delle riserve in poche aree desertiche. I biocarburanti sono fonte di occupazione per l’agricoltura europea e del sud del mondo. Sono meno inquinanti del diesel e della benzina riducendo lo smog nelle città e il problema dell’effetto serra. I vantaggi economici e sociali dei biocarburanti sono evidenti:
1. Fabbisogno energetico nazionale. Crescita dell’auto-produzione nazionale di carburanti con conseguente miglioramento dell’autosufficienza energetica nazionale. In Francia i biocarburanti sono miscelati al 5% con i carburanti tradizionali.
2. Occupazione nel settore agricolo. La produzione agricola per fini energetici favorisce l’occupazione nel settore agricolo ben distribuita sul territorio nazionale.
3. Il fenomeno dell’olio di colza. I cittadini italiani che utilizzano olio di colza alimentare miscelato con il diesel compiono il reato di evasione delle accise sui carburanti. Nulla però viene fatto per agevolare la produzione e la vendita dei biocarburanti legalizzati. L’aumento del prezzo del petrolio sta facendo aumentare automaticamente le entrate dello Stato tramite le accise, a spese dei consumatori e delle imprese, perché non investire questo surplus per defiscalizzare la produzione dei biocarburanti legali?
4. Maggiore redditività delle imprese agricole nazionali. La domanda dei biocarburanti non mancherebbe, lo dimostra il crescente fenomeno illegale per l’olio di colza alimentare (materia prima agricola da distinguere dai biocarburanti). I biocarburanti rappresenterebbero una valida attività di reddito complementare per le aziende agricole oltre che una possibilità di autoconsumo senza dover dipendere dalle oscillazioni del prezzo del petrolio.
5. I biocarburanti riducono lo smog in città. L’uso dei biocarburanti riduce lo smog in città e le conseguenze sulla salute dei cittadini. I recenti blocchi del traffico nel 2005 hanno dimostrato la gravità delle condizioni nell’aria che respiriamo nelle città italiane.
6. Riducono l’effetto serra. I biocarburanti rilasciano nell’aria la stessa quantità di CO2 assorbita dalla pianta per crescere. Il bilancio con l’ambiente si chiude in pareggio e non si alimenta l’effetto serra. Favorisce pertanto il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto.
7. Maggiore indipendenza dal petrolio. Il petrolio è ormai stabile al di sopra dei 50-60 dollari al barile con conseguente pressione inflazionistica sui prezzi al distributore di benzina o di diesel. Una vera e propria tassa per tutti i cittadini che penalizza soprattutto i ceti meno abbienti. Soltanto le Casse dello Stato beneficiano tramite le accise dall’incremento del prezzo del petrolio, tutti i cittadini e le imprese sono invece penalizzate nel potere di acquisto e nei costi. Aumentare la quota dei biocarburanti frenerebbe questa situazione di empasse.
8. Meno guerre per il petrolio. La minore dipendenza dai paesi produttori di petrolio favorirebbe una caduta del prezzo del petrolio e una minore attenzione geopolitica per le zone ricche di petrolio. Se il petrolio avesse minore importanza non ci sarebbero guerre del petrolio.
9. Minore trasporto del petrolio via mare con conseguente minore rischio per l’ambiente dovuto ai frequenti casi di incidenti delle petroliere ecc.
E’ pertanto fondamentale allineare l’Italia agli obiettivi della direttiva europea 30/2003 e aumentare al 2% la presenza di biocarburanti in Italia entro il 2005 per consentire il raggiungimento del 5,75% entro il 2010. E’ al pari necessario aumentare il contingente defiscalizzato di diesel da 200.000 tonnellate a 500.000 tonnellate entro la prossima finanziaria. Allo stesso modo va aumentato il contingente defiscalizzato di bioetanolo, biocarburante alternativo alla benzina. La FIAT ha già in commercio le versioni funzionanti a bioetanolo ma sono vendute soltanto in Brasile dove i biocarburanti sono già presenti presso qualsiasi pompa di benzina. Una risposta razionale al problema dello smog, dell’olio di colza, della dipendenza dal petrolio e dell’occupazione agricola.
La presente petizione ha valore politico. Il suo unico obiettivo è quello di creare un gruppo di pressione composto da cittadini per spingere il Governo o i partiti politici ad incentivare la produzione dei biocarburanti (biodiesel e bioetanolo). La petizione non ha colore politico ed è aperta a tutte le realtà associative, politiche e sociali d’Italia.
Per la tua firma www.nimer.it

Riferimenti: biocarburanti

L’energia solare ha vinto!

5 Settembre 2005 1 commento


I blog, le petizioni on line, internet, sono ottimi strumenti per far sentire la nostra voce, la voce del popolo.
La mail ricevuta e di seguito riportata mi convince ancor più di quanto detto.
Senza tanta fatica, e da casa, è stato ottenuto un risultato straordinario, quello di far valere i nostri diritti.
Detto questo, ricalcando un vecchio spot aggiungo: “meditate gente, meditate….”…

Gentile Nicola,

desideriamo ringraziarti per aver sostenuto e sottoscritto la petizione per l’energia solare. Siamo stati 17mila a sottoscriverla e l’obiettivo è stato raggiunto con successo, dopo un ritardo di 12 mesi il decreto di attuazione del conto energia fotovoltaico è stato finalmente emanato e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 agosto 2005.

A nome di tutte le realtà associative e di volontariato che hanno sostenuto la petizione, senza il cui sostegno e lavoro sarebbe stato impossibile raggiungere questo risultato, rinnoviamo i nostri più sinceri complimenti per aver vinto insieme questa campagna italiana a favore dello sviluppo sostenibile e delle energie rinnovabili.

Altre informazioni sulla campagna per l’energia solare sono state pubblicate sul sito:

http://www.nimer.it/nimer.asp?ar=320

Un cordiale saluto
Andrea Minini
Associazione NIM-ECOAGE

Riferimenti: Energia