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Archivio Marzo 2005

Tratto da " Il Gazzettino" di martedì 29 marzo

30 Marzo 2005 Commenti chiusi


Si è concluso con un grande successo, il corso di Birdwatching organizzato dall’Associazione Guide Naturalistiche del Delta del Po, con la collaborazione di Lipu Adria, Wwf Rovigo, Ebn Italia, e dal Coordinamento delle associazioni ambientaliste dell’Alto Polesine e da Aqua – i viaggi nel Delta. Articolato in quattro incontri, il corso, si è avvalso del patrocinio dei Comuni di Adria e Badia, della Provincia e dall’Ente Parco e ha visto la partecipazione record di ben 52 iscritti. «Una delle chiavi di lettura per lo strepitoso ed inaspettato successo avuto del corso – affermano gli organizzatori – è stato di aver predisposto lo stesso incontro tematico in due sedi e date diverse. Questo ha sicuramente permesso di allargare la base di utenza sia ai bassopolesani che agli abitanti dell’Alto Polesine».
Apprezzate le due uscite programmate che hanno visto i corsisti percorrere le strade del Delta alla ricerca delle specie di uccello più rare presenti in questa stagione. Ne sono state avvistate ben 71, con molte specie comuni, ma osservate in gran numero, altre ancora abbastanza rare, tra cui un fenicottero minore, visto mentre si alimentava assieme ad un gruppo di circa 400 fenicotteri rosa, e poi ancora gli smerghi minori e le strolaghe mezzane, rari visitatori d’inverno dalle lande nordiche. Emozionante è stata la scena di caccia osservata dai corsisti lungo l’argine della Sacca degli Scardovari, quando uno splendido, quanto raro, esemplare di falco sacro ha ghermito un piviere dorato che si alimentava assieme a parecchie centinaia di suoi simili nei campi d’erba medica circostanti.«Anche in quest’occasione il Delta del Po, con il suo complesso di zone umide, – continuano gli organizzatori – si è confermato come una delle aree più importanti d’Europa per l’avifauna, per il numero di specie diverse avvistate in sole due uscite, per i numeri elevati di esemplari di uccelli acquatici della stessa specie (sono attualmente presenti circa 50 mila anatre di specie diverse), ed anche per la rarità di alcune delle specie osservate».

Riferimenti: birder in azione

Fatiche ripagate

26 Marzo 2005 1 commento


Curiosità: Una sterna comune da noi inanellata in Valle Sacchetta (Porto Viro,(RO) in data: 29.06.2001 è stata ricatturata il 15.12.2003 in località Fata – Palmarin (SENEGAL). L’animale era vivo ed è stato controllato da un inanellatore. Dati derivati: distanza: 4396 Km direzione: 228° dalla località di inanellamento.
tempo trascorso: 899 giorni i.e. 15 giorni, 5 mesi, 2 anni.

Riferimenti: Sterna Comune

Il delirio dell’olio di colza

26 Marzo 2005 Commenti chiusi


da Alcatraz di Jacopo Fo
Chi lo fa e chi no…
Essere disinformati costa molti soldi e fa vivere male molta gente.

Cari lettori,
vorrei porre la questione morale. Anzi la questione mentale.
In questi giorni ho sperimentato direttamente il livello di disturbo mentale di cui soffrono in primo luogo i mass media e in generale il popolo italico.
Scoppia il caso biodiesel, e, come per incanto, ricevo un mucchio di telefonate da parte di giornalisti che mi chiedono di parlare del nostro distributore di biodiesel. Il primo d’Italia.
E io mi diverto a rispondere: “Ma come non ha letto i nostri comunicati stampa? Non segue i nostri siti internet? Legge solo le agenzie di stampa autorizzate?”
Provo un certo gusto a dire: “Guardi, il distributore non l’abbiamo aperto in questi giorni ma cinque anni fa. E l’abbiamo chiuso più di due anni fa perché il governo Berlusconi ha vietato il biodiesel. Abbiamo fatto proteste, raccolto firme…”
Ed ecco il cronista che non ci può credere: “Ma come l’hanno vietato? Hanno vietato il biodiesel?”
Non ne sanno niente.
“Sì, siamo l’unico paese d’Europa. L’Unione Europea ha praticamente liberalizzato la vendita ma l’Italia ha chiesto di essere esclusa dal provvedimento. Poi il governo ha deciso di vietare la vendita al pubblico del pericoloso carburante. Se va su www.cacaoonline.it trova tutta la storia dall’inizio…”
Praticamente c’è da chiedersi a quanti sia arrivata notizia della nostra campagna sull’olio di colza… Proprio pochi…
Unica consolazione è che ormai sono centinaia di migliaia gli italiani che non si fanno fregare e mettono olio di semi comprato nei supermercati Lidl a 0,65 euro il litro.
Tutti i discorsi sono serviti a poco e tuttavia, in barba a tutti i giornalisti audiolesi, a tutte le censure e i sabotaggi, le idee giuste sono andate avanti.
E crediamo che molti consumatori di olio di semi abbiano provato soddisfazione vedendo che oggi tutti si accorgono di quello che stanno facendo ormai da anni. Chissà quanti sono stati derisi perché mettevano l’olio nel serbatoio: “Vedrai che ti scoppia il motore!”
Adesso mi avvicinano al bar e mi chiedono: “Senti, ma è vera questa storia che metti l’olio nel serbatoio?”
“Sì, lo faccio da cinque anni e se tu facevi come me a questo punto avevi risparmiato i soldi per farti una vacanza alle Seychelles, ma e’ meglio cosi’, perche’ sei sfigato dentro e sicuramente ti facevi la vacanza quando c’era lo Tzunami ed eri gia’ morto.”
Sì, lo ammetto, ho un piacere rabbioso a far notare a questi disinformati per vocazione che la loro incapacità di fare attenzione gli ha causato danni enormi.
Sono loro, la massa amorfa di quelli che non ascoltano, la zavorra dell’Italia.
Ed è ora di dirlo che oggi la capacità di agire seguendo schemi diversi è lo spartiacque della qualità della vita di tutti.
Chi ha ascoltato Beppe Grillo non si è fatto fregare dalla Parmalat.
Chi ha ascoltato Cacao sul risparmio etico e il boicottaggio non ha comprato Enron e bond argentini.
Chi ha letto come funziona la ricerca sul tumore sa che, se si ammala, deve iscriversi a un protocollo di ricerca, ottenendo così che il proprio tumore venga identificato. Se non ti iscrivi nei protocolli ti danno la cura standard. Se sei dentro ti danno la cura specifica per il tuo tumore. La differenza è l’80% di sopravvivenza.
E se il tuo problema è che ti hanno perduto i bagagli e stai bestemmiando in aeroporto, hai grande vantaggio se hai letto la sintesi delle istruzioni di una nota compagnia aerea ai caposcalo che abbiamo pubblicato due anni fa. Il caposcalo deve recarsi presso l’orda dei passeggeri imbestialiti. Ascoltare per cinque minuti in silenzio tutte le proteste e individuare così i capopolo. Quindi proporre loro di appartarsi in un’altra stanza (“Così parliamo meglio”) e dare loro tutto quello che vogliono. Anche più del dovuto. E promettere che si farà lo stesso con gli altri. Così si liquidano i ribelli. E poi ai pecoroni non darà niente. Tanto non hanno i coglioni per fare qualche cosa. Sono gentucola che non si espone, non si sbatte, non partecipa. Peggio per loro!
C’è chi va in vacanza in posti inquinati e affollati quanto una città e passa metà della vacanza in coda e chi no.
C’è chi compra le camice da 100 euro al figlio e chi gli paga una vacanza a Londra per imparare l’inglese.
C’è chi gioca con i figli e chi gli compra solo videogames.
C’è chi ingurgita sonniferi, tranquillanti, antidepressivi e chi cerca di farsi nuovi amici.
C’è chi continua a piangere per un lutto anche a dieci anni di distanza e chi cerca di rifarsi una vita.
C’è chi va per terra e non si rialza mai più e chi, con fatica, cerca di capire i propri errori.
C’è chi sbadiglia, si gratta, si stiracchia, scambia massaggi e chi non fa niente di tutto questo perché è sconveniente.
C’è chi legge libri divertenti e guarda film comici e chi consuma solo prodotti violenti e terrificanti.
C’è chi coltiva hobby, impara cose nuove, sperimenta cibi sconosciuti, prova nuove posizioni.
C’è chi fa i conti con l’idea della morte e chi cerca di non pensarci.
C’è chi ogni tanto ammette di sbagliare e chi non sbaglia mai.
C’è chi ogni tanto cerca di non prendere le cose con pesantezza e chi passa la giornata a parlare male degli altri.
C’è chi continua ad avvelenare i propri figli con la bistecchina agli ormoni.
C’è chi accetta di venire separato dal figlio subito dopo il parto.
C’è chi dorme insieme ai bambini piccoli e chi preferisce farli dormire da soli fin da neonati e poi si stupisce se piangono per tutta la notte.
C’è chi allatta e chi no, anche se potrebbe.
C’è chi fa l’amore tre volte la settimana e chi tre volte l’anno.
C’è chi ogni tanto fa una passeggiata mano nella mano con qualcuno e chi ha deciso che non vuole più innamorarsi.
E c’è chi, addirittura, accetta di vivere con una persona che non ama perché “conviene”.
C’è chi ha ancora speranze e chi ha solo rancori.
C’è chi sogna un mondo migliore e chi ha smesso di dormire per non avere incubi.
C’è chi quando si ammala partecipa al processo di cura, si informa, cambia abitudini, sogna di guarire e chi aspetta passivamente le medicine del dottore (o l’infuso del mago). E’ risaputo che chi partecipa emotivamente e intellettualmente alla cura, diventa soggetto del proprio mantenersi vivo, ha molte più probabilità di guarire. Ma questo è il meno, prima o poi dobbiamo morire tutti, ma chi vive passivamente non riesce a affrontare la morte in nessun modo che vada al di là del terrore e della disperazione.
C’è chi invece è disposto a imparare che bisogna morire e magari, prima, prova a non sprecare l’esistenza.
C’è chi vive a Milano e campa sei anni meno di chi vive a Macerata.
C’è chi cerca buone notizie, c’è chi gode con quelle cattive.
C’è chi fa il corteo per la pace e poi si compra le Nike, spreca calore, acqua e energia elettrica, dice che il commercio equo e solidale è radical-chic e beve solo Coca Cola.
C’è chi fa volontariato, isola la propria casa termicamente e cerca di diminuire il proprio contributo alla guerra per il petrolio e chi va al bar a dire che lui a Berlusconi altro che un treppiede gli avrebbe tirato.
C’è chi cambia la propria vita e chi aspetta che gliela cambi Prodi.

La follia del sistema danneggia la gente e solo chi usa il cervello evita parte dei danni.
Si tratta di un vero e proprio stile di vita.
Oggi, per la prima volta nella storia del mondo, il fattore culturale ha un peso pari ai mezzi economici nel determinare la qualità della vita.
Non parlo qui delle persone che sono vicine alla soglia di povertà. Parlo dei milioni di italiani che hanno un tetto sulla testa, due pasti al giorno, l’auto, la lavatrice, internet e il cellulare.
Se questa gente che ne ha la possibilità iniziasse a ragionare ne avrebbe un grande vantaggio individuale e l’Italia rinascerebbe.
Possiamo dire che non è colpa loro, poverini, non hanno avuto le occasioni per imparare a ragionare. E’ vero, non si può fargliene una colpa. Se nascevo in una famiglia diversa neanche io avrei saputo certe cose. Non è un merito saperle, è un caso. E certamente chi ha la fortuna di aver capito certe idee ha il dovere di cercare di comunicarle a chi è stato meno fortunato.
Però dobbiamo iniziare a dirlo. C’è chi ha la fortuna di sapere e chi no.
E questo fa la differenza nella vita più di una laurea, più di uno zio alla Regione. Dobbiamo dirglielo che la tv mente e partecipare ai quiz e fare sesso con le veline e i velini non è il massimo della vita.
Dobbiamo dirglielo che ci fa tristezza vederli sprecare la loro vita, crescere figli senza amore, avvelenarsi con grande dispendio di mezzi, scegliere sempre la cosa più precotta. Mangiare il doppio delle medicine prescritte dal medico. Maciullarsi con decine di esami clinici e di radiografie inutili. Comprare sempre tutto al massimo del suo prezzo perché gli acquisti collettivi “fanno povero”.
Dobbiamo dirglielo che la loro vita è priva di fascino perché non sono loro a viverla.
Dobbiamo raccontargli di quanto è diverso quando inizi a fare scelte, a capire che, in qualche modo, puoi influire sul tuo destino.
Spiegargli che è vero che è più duro, rischioso, a volte deludente, ma che comunque, prendere in mano la propria esistenza rende la vita appassionante, colorata, degna di essere vissuta.
Dobbiamo fargli capire che esiste l’onore di aver vissuto, di aver lottato, di essersi applicati con passione a un mestiere (la professionalità!!!) e averlo usato per costruire qualcosa.
Però, perdonatemi, a volte, dopo anni che continui a ripetere ovunque (tv, radio, giornali, internet, libri) le stesse identiche cose e ti accorgi che davvero in pochissimi hanno capito, ti viene da urlare e da dire: ma cazzo, gente, aprite le orecchie. State vivendo come polli in batteria! Svegliatevi! Fate qualche cosa!
Convincetevi che esistete veramente.
E questa che state buttando nel cesso è la vostra unica vita!

PS
Visto che fai parte dell’infima minoranza che arriva a leggere i miei articoli fino in fondo vorrei ricordarti che c’è la petizione per Prodi sull’ambiente da firmare su www.politicando.altervista.org .
Inoltre sulla home di Alcatraz trovi un piccolo viaggio guidato (disegnato) nella Città Segreta: 5 minuti di benessere mentale. Spero.
Rompo le scatole con questa Citta’ Segreta perché è un tentativo che mi sembra molto “strano”. Ma sembra inizi a funzionare visto che 566 persone sono arrivate fino all’area forum. Ripongo in effetti molte speranze (o illusioni?) sulle possibilità di questo gioco. Da una parte è proprio una cosa diversa, quasi un nuovo media tra fumetto, pittura, videogioco e scrittura. E questo lo trovo molto appassionante (e ho cercato di mostrarlo in questa presentazione che trovi su alcatraz.it). D’altra parte il gioco contiene racconti e meccaniche che abbiamo inventato per portare avanti il discorso fatto in questo articolo in un modo “artistico” e “emotivo”.
La Città Segreta ha a che fare con il fatto che quando riempio la mia auto di olio di semi e poi annuso la puzza di pop corn che esce dal tubo di scappamento sento che questo gesto ha un valore scaramantico e incide con l’immagine che ho di me e della mia “fortuna”. Creare una Città Segreta che è un gioco che di per sè seleziona la tipologia di esseri umani che si divertono a farlo. E potrebbe diventare un modo efficiente per raggruppare in una comunità virtuale ma realmente solidale e collaborativa, quelli che “pensano strano”.
La mia sensazione di pelle è che la Città Segreta sia un gesto scaramantico al quale stanno ormai partecipando centinaia di persone.
La Città Segreta è una cosa che sento positiva. Mi piace che ci sia, come mi piace la luce calda delle lampade ad alto risparmio.
Chi è su questa lunghezza d’onda mi capirà…
La Città Segreta è il contributo mio e di Eleonora Albanese (la donna dei miei sogni) alla fortuna del mondo. Come è un contributo alla positività del mondo qualunque nuovo gioco che contenga semi di divertimento allegro e di sogni zen (e non stragi paranoiche da “sparatutto”).
La Città Segreta esiste veramente. La stiamo costruendo anche per te.
Vieni a dare un’occhiata. http://www.alcatraz.it/presen/prese1.html

Jacopo Fo

La mappa della primavera

23 Marzo 2005 Commenti chiusi


Un progetto per scoprire quanto i cambiamenti climatici incidono su biodiversità e stagioni realizzato da Legambiente, federparchi e Coldiretti e il contributo del Ministero dell’ambiente.

Il “non esistono piu’ le mezze stagioni” da vecchio adagio si trasforma in
oggetto di studio. Con la “mappa della primavera” infatti parte un progetto
per capire quanto i cambiamenti climatici incidano sul normale andamento
delle stagioni e sulla biodiversita’. Il progetto – promosso con il
contributo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio – e’
realizzato da Federparchi, Legambiente e Coldiretti. Verra’ registrata la
data di fioritura di alcune specie vegetali caratteristiche del nostro
paesaggio e si sintetizzeranno i risultati in vere e proprie mappe della
primavera, cartine che segnalano il dove e il quando della fioritura delle
diverse specie. Si potra’ cosi’ capire meglio come cambia il tempo, visto
che l’arrivo della primavera e’ anche un’importantissima “prova biologica”
del clima e dei suoi effetti sulle piante. Insomma la mappa della primavera
sara’ un po’ una bussola per capire i cambiamenti climatici e misurarne gli
effetti su uno dei fenomeni biologici piu’ importanti e suggestivi: la
fioritura.
L’iniziativa si colloca all’interno di “Countdown 2010″, la campagna della
IUCN che raccoglie e promuove le attivita’ che hanno l’obiettivo di
arrestare il declino di biodiversita’ entro il 2010.

Il progetto e’ stato presentato oggi a Roma, naturalmente in coincidenza con
l’inizio della primavera, in una una conferenza stampa che ha visto la
partecipazione di Aldo Cosentino (direttore generale direzione protezione
natura del ministero dell’ambiente), Roberto Della Seta (presidente
Legambiente), Ermete Realacci (presidente onorario Legambiente), Stefano
Masini (responsabile ambiente Coldiretti), Matteo Fusilli (presidente
Federparchi).

L’Italia, con la presenza di oltre un terzo della fauna e circa la meta’
della flora europea, possiede un patrimonio di biodiversita’ tra i piu’
significativi del nostro Continente, in gran parte racchiuso all’interno
delle aree protette. Questo tesoro e’ pero’ esposto agli effetti dannosi dei
cambiamenti climatici che rendono urgente l’adozione di iniziative che
aiutino a capire meglio il fenomeno e i rischi in campo. Come detto in
premessa la stretta relazione esistente tra il clima e la fioritura rende in
questo senso la mappatura della primavera uno strumento di conoscenza
importante. In base alla fioritura di alcune specie rappresenta un “test”
interessante per comprendere meglio le evidenti anomalie climatiche
registrate negli ultimi anni ed i loro effetti sulle piante.

Come? Verranno registrate date e localita’ delle varie fasi della fioritura.
Ad ogni rilevatore saranno fornite le schede per il riconoscimento delle
specie e le schede per il rilevamento dei dati.

Quando? I rilevamenti stanno partendo in tutt’Italia e proseguiranno a
cadenze di una ogni 5 giorni per tutto il periodo di fioritura.

Dove? Come stazioni di rilevamento sono state scelte aree all’interno di
parchi nazionali, parchi regionali e riserve naturali. Ecco l’elenco: parco
nazionale dello Stelvio, parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga,
parco naturale Adamello Brenta, parco regionale Orsiera Rocciavrè, parco
regionale delle Dolomiti Friulane, riserva naturale Monte Genzana Alto
Gizio, parco nazionale Foreste Casentinesi, parco nazionale dell’Appennino
Tosco-Emiliano, parco regionale Valle del Ticino, parco regionale Delta Po,
parco naturale del Conero, parco nazionale Cilento e Vallo di Diano, parco
nazionale del Vesuvio, parco nazionale delle Cinque Terre, parco nazionale
della Sila, parco regionale dei Nebrodi, parco regionale Chiese rupestri del
Materano, parco regionale Gallipoli-Cognato, parco regionale della Maremma,
parco regionale Migliarino-San Rossore, riserve RomaNatura-Monte Mario.
Inoltre le stazioni sono scelte all’interno dei siti della Rete Natura 2000,
la più grande strategia europea di conservazione della natura.

Quali specie? Saranno elaborate mappe della primavera sulla base della
fioritura di specie spontanee legnose e con fioriture vistose, di facile
riconoscimento anche per rilevatori non del settore: leccio, pino domestico,
mirto, erica, ginestra, alloro, albero di giuda, maggiociondolo, pruno
selvatico, faggio, abete rosso, sambuco. Verranno osservate poi anche specie
di interesse agronomico: olivo, castagno, melo, ciliegio, pruno, pesco.
Per ulteriori informazioni invia una mail a PARCHI@MAIL.LEGAMBIENTE.COM.

Tratto da Parchi News n.752

Riferimenti: Pittime reali "primaverili" nel Delta del Po

Primo progetto italiano nel Delta del Po per la salvaguardia del Barbagianni.

3 Marzo 2005 Commenti chiusi


In tutta Europa, Italia compresa, le popolazioni di Barbagianni (Tyto alba) hanno subito un drastico calo negli ultimi decenni. Il Progetto Barbagianni nel Delta del Po, seguito da Simone Tenan è l’unico esempio, nel nostro paese, di azione mirata sia allo studio sia alla salvaguardia della specie. Le indagini hanno messo in evidenza come la specie, oltre ad essere scarsamente presente nell’area di studio, risente fortemente della mancanza di siti idonei alla riproduzione.
Nonostante la grande abbondanza di strutture antropiche abbandonate nell’area deltizia, queste si presentano spesso completamente inospitali al Barbagianni, mancando di nicchie o anfratti bui nelle quali sostare per il riposo diurno e per la nidificazione. E stato ampiamente dimostrato da autori stranieri che l’installazione di cassette-nido rappresenta l’unico strumento per incrementare a breve termine il numero di coppie nidificanti in un’area.
La posa delle cassette-nido è stata effettuata su strutture antropiche in grado di fornire una certa garanzia di stabilità nel tempo e di protezione da fattori di disturbo; risulta pertanto ideale l’installazione di queste all’interno di annessi rustici di aziende attive, visto l’antico legame del
Barbagianni con le corti rurali.
Sono state installate 43 cassette nido per Barbagianni di cui 20 nell’aerea del Delta del Po che è la principale area di studio.
La futura occupazione delle cassette-nido da parte del Barbagianni, oltre a contribuire in modo concreto ed immediato all’incremento delle coppie nidificanti, servirà a dimostrare le capacità predatorie della specie nei confronti dei micromammiferi. Sono già molti, infatti, i paesi che
favoriscono la presenza del Barbagianni per il controllo dei Roditori in ambiente agrario; Stati Uniti, Inghilterra, Malesia, Palestina, Giordania ed Israele sono solo alcuni dei paesi che tuttora portano avanti progetti simili al nostro.
Risulta importante proseguire con l’installazione di altre cassette-nido, dice Simone Tenan curatore nonché realizzatore del progetto, nel Delta del Po, al fine di ottenere un campione significativo di coppie riproduttive, per qualsiasi indagine futura riguardante la biologia riproduttiva della specie.
Sulla base di tale esperienza sarà quindi prevedibile realizzare un’elaborato finale, sottoforma di piccola pubblicazione che funga da guida per chiunque sia interessato nella gestione dell’ambiente agrario tenendo conto delle esigenze di un rapace notturno tanto minacciato quanto utile all’uomo.

Riferimenti: Cassetta nido per Barbagianni