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Archivio Gennaio 2005

3 gheppi, 2 Poiane e 1 falco di palude.

10 Gennaio 2005 Commenti chiusi


Da tre anni è operativo in provincia di Rovigo il CRAS (centro recupero avifauna selvatica). La covenzione tra WWF Rovigo, LIPU Adria, e provincia di Rovigo sta dando i suoi frutti, soprattutto grazie alle abili mani e alla generosa volontà del veterinario Luciano Tarricone, nonchè dei volontari LIPU,WWF e delle tantissime persone che si preoccupano di chiamarli ogni volta che trovano un animale ferito o in difficoltà.
Da quanto constatato e spiegato da Luciano le cause che portano a richiedere il suo intervento, spesso indispensabile alla cura e salvataggio degli uccelli, sono tre:
1. uccelli (non cacciabili) feriti, o meglio “sparati” da cacciatori;
2. uccelli che si feriscono da “soli”? andando a sbattere contro i fili dell’alta tensione o contro automobili;
3. uccelli intossicati da piombo (vedi post su saturnismo) o da rattidici in special modo rapaci, che mangiano prede (topi) avvelenati da esche che a sua volta intossicano anche il loro nemico naturale. per l’appunto i rapaci (vedi post sul Barbagianni)
Domenica 9 gennaio 2005, davanti a un bel pubblico hanno potuto riprendere il volo grazie alle cure di Luciano, 3 esemplari di Gheppio, 2 di Poiana e un bel Falco di palude.
Io e gli altri “squilibrati” come me, continueremo a correre su e giù per il Delta e per la provincia per recuperare animali feriti da portare a Luciano e non finiremo mai di dire grazie a questo piccolo, grande uomo.
Grazie Luciano.
Riferimenti: Luciano mentre libera il Falco di palude da lui curato

Gastronomia: i salami più buoni del mondo si fanno in Veneto.

7 Gennaio 2005 1 commento


I salami più buoni del mondo si fanno in Veneto, è più precisamente in provincia di Rovigo, in quella terra emersa tra due fiumi, l’Adige e il Po, che si chiama Polesine. Buoni anche quelli trevigiani, vicentini, della bassa veronese e del padovano, ma buoni come i nostri non li fanno nessuno; da “tajo” o cotechini, bondole, soppresse, soppresse con filetto, ossocollo o coppa, pancette arrotolate o steccate, pancette coppate, quello che vuoi, niente è lasciato al caso.
In nessuna famiglia del Polesine manca il salame o salume, fatto in casa, è una tradizione, un rito che ogni anno tra novembre e febbraio si consuma in ogni casolare, in ogni cantina o anche in modesti garage.
Il protagonista comunque è lui, il maiale, il salvadanaio dell’antica famiglia rurale, colui al quale durante l’estate e l’autunno si dedicava un particolare occhio dietetico, riservandogli radici, tuberi e cereali di pregio per portarlo al giusto peso di cui poi nulla sarebbe stato buttato, unghie e setole comprese da cui ricavare pennelli da barba.
E anche quest’anno le pertiche sono state riempite, anche quest’anno ho contribuito a portare avanti questa vecchia tradizione, ho arricchito la mia esperienza, rubando qualche nuovo segreto, all’anziano esperto di turno.
Sono sempre e comunque lo spirito di collaborazione, dello stare insieme, del miglior vino offerto dal padrone di casa tenuto da parte per l’occasione, le polpette di macinato fresco cotte alle braci per sentire se la carne va bene di sale mangiate di prima mattina , le prese in giro sul modo di legare, i ricordi di come facevano i padri quando si era bambini, dei salami buttati per la brutta stagione o per le budella lavate male, la soddisfazione di compiere l’opera, che mantengono più viva che mai questa arte, larte di fare i salami.

Riferimenti: Fernando, un buon maestro