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Archivio Dicembre 2004

Istria, dieci Grifoni avvelenati.

26 Dicembre 2004 1 commento


La Questura della Regione Litoraneo-montana di Fiume ha spiccato una
denuncia contro ignoti per la strage dei grifoni trovati morti giovedi
scorso sull’isola di Arbe. Uno di questi, con l’anello di riconoscimento
M4315 era statpo inanellato a Cornino di Forgaria, l’8 agosto 2000. Secondo
l’autopsia compiuta dall’Istituto di veterinaria di Zagabria i dieci
esemplari di grifoni, specie tutelata e protetta, sarebbero stati avvelenati
e quindi impallinati. Due le ipotesi che vengono fatte sul folle gesto. La
prima è che i responsabili appartengano alla Societa’ venatoria locale che
vorrebbe trasformare l’isola in una zona di caccia a pagamento soprattutto
per il turismo venatorio italiano, molto presente lungo la costa con grandi
guadagni per le società che gestiscono le riserve. A questa lobby molto
forte va attribuito anche l’inserimento nell’isola di cinghiali che stanno
devastando l’ecosistema e danneggiando l’allevamento estensivo di pecore,
attività tradizionale delle isole del Quarnero e presupposto fondamentale
per la sopravvivenza dei grifoni che si cibano delle carogne degli animali.
L’altra ritiene che i pastori avvelenino le pecore dei concorrenti per
occuparne i pascoli e che quindi i grifoni si cibino di queste carcasse
infette L’Eco-entro “Caput Insulae” di Cherso per bocca del presidente Goran
Susic ha chiesto l’aiuto anche della cittadinanza per scovare i responsabili
dell’eccidio. Nel monitoraggio dei grifoni l’Eco-centro viene aiutato da
diversi anni anche dalla Lega Italiana per l’abolizione della caccia che
segue lo sviluppo dei grifoni. Secondo i loro dati dei 51 esemplari nati
quest’anno una ventina sono morti di fame mentre gli altri sono gravemente
sotto peso e rischiano la morte.

Dalla mailinglist di podeltabirds e tratto dal “Gazzettino”

Nel Nord Italia i Grifoni si possono osservare nella Riserva Naturale del Lago del Cornino dove è stato creato un carnaio per sfamare queste bestie.
Per placare poi la vostra fame un salto a S.Daniele è obbligatorio per gustare dell’ottimo prosciutto crudo, funghi e profumatissimo vino.

Riferimenti: Grifone

Segreti del mare

22 Dicembre 2004 2 commenti


Quando arriva l’estate, noi umani ci sentiamo attratti dal mare. Moltitudini di persone si riuniscono sulle spiagge, cercando un contatto con le onde marine che diano piacere e riposo.
Però il piede umano lascia la sua orma fatale sulle spiagge sabbiose.
Milioni di borse di plastica di tutti i tipi vengono abbandonate sulla costa ed il vento o le maree si incaricano di trascinarle in mare
Una borsa di plastica può navigare per molti anni senza decomporsi.Le tartarughe marine le confondono con le meduse, e affogano tentando di mangiarle.
Anche migliaia di delfini si confondono e muoiono affogati. Non possono riconoscere i rifiuti umani, si confondono semplicemente, dopo tutto: “ciò che galleggia nel mare si mangia”.
Il tappo di plastica di una bottiglia, più duro di una borsa, può navigare per i mari inalterato per più di un secolo.
Il Dr. James Ludwing, che si trovava sull’Isola di Midway, nel Pacifico, molto lontano dai centri abitati, a studiare gli albatros, ha fatto una scoperta spaventosa.
Quando ha cominciato a raccogliere il contenuto dello stomaco di solo otto pulcini di albatros morti, ha trovato: 42 tappi di plastica,18 accendini che, per la maggior parte, erano piccoli pezzetti di plastica. Questi pulcini erano stati nutriti dai loro genitori che non erano stati in grado di riconoscere i rifiuti nella scelta del cibo.
La prossima estate, quando andrai sulla tua spiaggia preferita, potrà capitarti di trovare nella sabbia,spazzatura che qualcun’altro ha lasciato.
Non è la tua spazzatura, però è la TUA SPIAGGIA, è il TUO MARE, è il TUO MONDO e devi far qualcosa.
Se fumi, quando spegni la sigaretta rifletti a cio` che fai alla tua spiaggia e resisti alla tentazione di insabbiare il mozzicone. Basta portare con se` una scatola di sigarette vuote per raccogliere le cicche e buttarle poi nei cestini.

C’è solo questa terra, questa natura, una vita in cui possiamo
evitare di distruggerla…

Non aspettare che lo facciano altri…

Digiscoping e digibinox

18 Dicembre 2004 Commenti chiusi


La tecnica del digiscoping vede l’utilizzo di una fotocamera digitale e di un cannocchiale, se con binocolo digibinox.
Una volta messa a fuoco l’immagine con lo strumento ottico, vi si avvicina l’obbiettivo della fotocamera digitale fino a vedere nello schermo l’immagine ben piazzata, non resta che scattare. Mano ferma, giornate limpide e di buona luce possono dare otiime soddisfazione soprattutto per quanto riguarda la fotografia naturalistica e della avifauna difficilmente fotografabile perchè spesso molto distanti, a meno che non si possegga una eccelente e costosissima atrezzatura fotografica.
Con qualche centinaio di euro è possibile avere qualcosa di discreto per il digibinox (250 per un buon binocolo + 150 per la digitale, qualcosa in più per il digiscoping data dal costo del cannocchiale (con cavalletto a partire da 1000 euro). Alle mie prime esperienze allego una foto in digiscoping, nel mio blog due con tecnica di digibinox a mano libera, vedi – Pettirosso e Cinciallegra
Riferimenti: codirosso spazzacamino

Un giardino per gli uccelli

18 Dicembre 2004 Commenti chiusi


Sono gli inglesi i più grandi cultori, oltre a esserne gli inventori, del birdgarden ovvero dei giardini attrezzati per accogliere e sfamare gli uccelli e dar loro la possibilità di riprodursi.
Oltre ai passeri, i frequentatori invernali dei nostri giardini ( pianura padana ) sono quegli uccelli che vivono e nidificano nei boschi di conifere delle montagne, vedi pettirosso e scricciolo, luì, capinera, codirosso. Altri sono i merli e le cinciallegre che sono uccelli stanziali, non compiono ciò nessuna migrazione (come le gazze, le cornacchie le tortore dal collare). Un’altra categoria è quella dei nidificanti ,cioè quegli uccelli che frequentano la pianura tra la primavera e l’estate per riprodursi, come le rondini, rondoni e balestrucci, il cardellino o il saltimpalo oltre alle specie stanziali ( merli ,cinciallegre, tortore, ecc).
Il birdgarden è un giardino adattato per le esigenze degli uccelli che sono, riparo, disponibilità di cibo e idonee possibilità di nidificazione.
Una delle componenti principali del birdgarden è la presenza di una siepe. Bisogna abbandonare l’idea di una siepe sempreverde di lauro o piracanta allegramente e salatamene acquistata da un vivaista, no non è proprio così. Dobbiamo abbracciare lidea di una siepe costituita da piante autoctone, del luogo, che offrano in primavera fioriture a scalare per gli insetti, a sua volta prede degli uccelli, che offra abbondanti bacche in autunno inverno, nonché riparo e possibilità di nidificare. Tra queste il biancospino, la sanguinella, il spincervino, il prugnolo, il nocciolo, il prugnolo, il melograno, la rosa canina, il ligustro e altri; una delle più importanti è il nocciolo che ha una fioritura molto precoce, tra gennaio e febbraio, utilissima fonte di polline per le api e per altri insetti che iniziano la loro attività post invernale, utili agli insetti anche il ligustro e la sanguinella con i loro fiori ricchi di nettare (maggio – giugno).
Gran parte degli uccelli del birdgarden sono insettivori hanno cioè una dieta a base di insetti che per forza di cose in inverno deve cambiare. Il cibo che possiamo offrire nelle apposite mangiatoie deve pertanto essere molto calorico per fornire loro lenergia necessaria per combattere il freddo e poter passare linverno. I cibi più indicati e idonei agli uccelli sono i seguenti: pane, grasso, avena, miglio, semi di girasole, cocco, arachidi, noci, nocciole, formaggio, briciole di dolci, frutta.
Seguoni indicazioni sulle mangiatoie.

Riferimenti: Pettirosso

Le mangiatoie

18 Dicembre 2004 Commenti chiusi


Diverse sono le tecniche per somministrare adeguatamente il cibo ai nostri anici alati.
Si trovano in commercio o si possono autocostruire diversi tipi di mangiatoie in base all’alimento che vogliamo distribuire e agli uccelli che vogliamo attirare.
Le mangiatoie più comuni sono quelle a capanna cioè una base in legno protetta da un tetto (cibo e uccelli sono al riparo, i primi dalle intemperie, i secondi da eventuali predatori) e naturalmente aperte, queste possono essere posizionate in cima ad un palo di circa 2 metri (vedi foto), oppure appese ad un ramo di un albero. In entrambi i casi dobbiamo fare attenzioni ai gatti di casa e adottare delle strategie per impedire loro di arrivare alle mangiatoie; nel caso in cui la mangiatoia sia posto in cima ad un palo, un imbuto capovolto in lamierino girato intorno al palo impedirà la salita dei gatti, se pensile, attaccata al ramo, useremo una catenella piuttosto lunga.
In queste mangiatoie si può distribuire qualsiasi tipo di alimento attirando svariati uccelli, in genere queste mangiatoie vengono però per lo più colonizzate dai passeri, anche cince (cinciarella e cinciallegra) e pettirossi vengono in ogni caso attirati.
Molto semplici da realizzare sono le collane di arachidi, si tratta di infilare in un filo di ferro non troppo grosso di circa 50/60 cm delle arachidi con il guscio (che foriamo per infilare il filo). Si chiude poi a collana il filo con le arachidi e si appende a un ramo di un albero. Non cè motivo di preoccuparsi se le arachidi girano nel filo su se stesse, le cince le mangeranno a testa in giù, come loro abitudine, buone anche per i picchi.
Più elaborati, sempre per le cince, sono i budini di strutto. In un vasetto di platisca tipo yogurt o simile, dal fondo si fa uscire uno spago o del filo di ferro che rimanga fissato al fondo stesso, servirà poi per appendere il vasetto all’ingiù.
Tritiamo poi delle frutta secca (nocciole, noci, mandorle, arachidi), aggiungiamo dei pezzetti di mela, di formaggio e briciole di biscotti. Mettere il tutto nel vasetto e colare dentro fino a colmare dello strutto precedentemente sciolto a bagnomaria (lo strutto lo potete chiedere al fornaio). Una volta che lo strutto si è raffreddato si creerà una massa solida che non si stacca dal vasetto e si può appendere il tutto ad un ramo di un albero ed aspettare le cince che non tarderanno ad arrivare. Vi divertirete ad osservarle saldamente aggrappate al bordo pasteggiare al rovescio; cinciarelle e cinciallegre in natura riescono con questa capacità a sondare ogni centimetro dell’albero che hanno scelto per alimentarsi alla ricerca di insetti e parassiti che spesso si annidano nelle parti inferiori dei rami e delle foglie. Per la cronaca una coppia di adulti per allevare una nidiata di 2/3 piccoli cattura circa un Kg di insetti.

Riferimenti: Cinciallegra

Mangiatoie per cinaciarelle e cinciallegra.

18 Dicembre 2004 Commenti chiusi


Nella foto tratta da “Quaderni di birdwatching” di Nicola Maraspini, ecco come l’autore ne descrive la realizzazione.

“Ho perciò pensato di realizzare una variante della mangiatoia classica, riciclando un contenitore di cacao solubile in plastica trasparente, che permette di verificare facilmente la quantità di semi contenuta ed è impermeabile alla pioggia. Ho modificato il tappo, forandolo e inserendo nel foro la solita rete metallica con maglia da 5 mm, e lho appeso ad un ramo semplicemente con del filo di ferro verniciato, uso giardinaggio.

La foto rende bene anche l’idea di come appendere il budino per cince sopra descritto, i vasetti o i barattolo usati per i budini devono essere più piccoli, prima di versare lo strutto ricordatevi di tappare bene il buco che avete praticato sul fondo.

Riferimenti: Cinciarella

Collana di arachidi

18 Dicembre 2004 Commenti chiusi


Facili da farsi le collane di arachidi attirano cinciarelle, cinciallegre e picchi.
Riferimenti: Picchio rosso maggiore.

30.000 ettari di pioppi al posto del Mais

10 Dicembre 2004 2 commenti

Certo l’idea non sarebbe male, 30.000 ettari di pioppi, ma servirebbe solo per il 6% il resto sarebbe a carbone. E noi il carbone non lo vogliamo, non vogliamo la centrale, non vogliamo niente di niente, non vogliamo i pioppi, le centrali se le costruiscano nei loro giardini i maneger di assindustria & CO., lasciateci il nostro mais!!!

La centrale elettrica di Polesine Camerini riconvertita a biomasse, cioè a legno di pioppo. È la proposta lanciata da Assindustria Rovigo per la riconversione della centrale Enel.
«L’ipotesi è importante e ambiziosa – dichiara il presidente di Assindusrtria Giuseppe Reato – sarebbe il primo esempio di una grande centrale parzialmente alimentata a biomasse». Sì perché negli studi elaborati nelgli uffici degli Industriali rodigini la centrale Enel dovrebbe essere alimentata soprattutto a carbone ma ad esso andrebbe affiancato il combustibile costituito da legno di pioppo, compatibile proprio con il carbone. La proposta di Assindustria, quindi, può essere letta come un modo per rendere meno ostica l’accettazione del carbone come alimentazione dello stabilimento termoelettrico. «Ne abbiamo già informato l’Enel – continua Reato – ed in linea di massima non sono contrari. Un progetto del genere ha bisogno del coinvolgimento di tutti, compreso il mondo agricolo per la coltivazione dei pioppi».

Secondo Assindustria per alimentare il 6% della centrale di Porto Tolle occorrerebbe un quantitativo di biomasse derivante dalla coltivazione a pioppi di 30mila ettari di terreno (attualmente in Polesine sono 110mila gli ettari coltivati in maniera estensiva, di cui 60mila a mais). «La cosa – insiste il numero uno di Assindustria – porterebbe benefici anche agli agricoltori, garantendo loro un reddito certo, superiore all’attuale Pac». Ovviamente il progetto presuppone tutto un indotto collegato, che parte dalla coltivazione del pioppo (a ciclo triennale) alla sua trasformazione, al trasposto e allo stoccaggio. «Fondamentale sarebbe l’utilizzo dell’asta navigabile polesana, le biomasse potrebbero giungere a Porto Tolle attraverso chiatte sul Po e lungo il Canalbianco. I benefici per il territorio sarebbero: il miglioramento della qualità dell’aria (le emissoni in atmosfera sarebbero notevolmente meno inquinanti), reddito garantito all’agricoltura e mantenimento ed incremento degli attuali posti di lavoro». Secondo Assindustria, infatti, per le attività di trasformazione, stoccaggio e stagionatura servirebbe uno stabilimento di produzione di pioppo cippato in grado di fornire 100mila tonnellate di prodotto al mese. Cosa che garantirebbe l’impiego di circa 300 addetti. «L’investimento per l’impianto produttivo è di circa 15milioni di euro. La superficie necessaria per lo stoccaggio in verde agricolo è di circa 80 ettari. L’organizzazione della produzione risulta analoga a quella utilizzata dagli zuccherifici».

Nell’idea generale una parte consistente la dovrebbe avere il settore dell’agricoltura «ed in questo senso – dicono negli uffici di via Casalini – la Regione Veneto ha già previsto contributi per avviare la coltivazione a biomasse». «Sarebbe una grande svolta – conclude Reato – il primo esempio di grande centrale a carbone-biomasse (alcuni esempi su scala minore sono già operativi in Italia). Ne trarrebbe benefici sia l’ambiente polesano che lo sviluppo economico». La proposta di Assindustria è già arrivata sui tavoli della sede Enel di Roma: «Per ora la stanno esaminando tecnici ed esperti, soltanto al termine dell’analisi potrà essere espresso un giudizio sulla fattibilità».

Alberto Garbellini
Fonte “Il Gazzettino” 8/12/04

ENEL sotto accusa, emissioni dannose nel Delta del Po

10 Dicembre 2004 Commenti chiusi

TRIBUNALE Depositati gli atti della procura, il colosso energetico dovrà rispondere di emissioni dannose
Chiusa la maxi inchiesta, le parti civili annunciano la richiesta di risarcimenti milionari

Rovigo
“Getto pericoloso di cose”, con conseguente danneggiamento della flora circostante ed “emissioni dannose per la popolazione”. Sono questi i capi di imputazione a carico dei responsabili della centrale Enel di Polesine Camerini. Chiuse così le indagini coordinate dal sostituto procuratore di Rovigo, Manuela Fasolato, che hanno visto lo stabilimento di Porto Tolle finire al centro di pesantissime accuse relative all’inquinamento del territorio polesano. Quattro gli indagati, fra di loro l’ex direttore dell’impianto Carlo Zanatta. Un’inchiesta corposa, partita nel 1999 con l’accusa di “getto pericoloso di cose”, arricchitasi poi ipotesi inquietanti: “emissioni dannose in atmosfera”, “avvelenamento di acque”, “adulterazione di cose e sostanze alimentari”, “adulterazione o contraffazione in danno alla pubblica salute”. Alla fine sono rimaste in piedi l’emissione dannosa e il danneggiamento della flora. Un quadro accusatorio, quindi, meno pesante a carico dell’Enel. Il colosso energetico ha infatti diffuso un comunicato: «I capi d’imputazione risultano molto meno gravi di quelli inizialmente ipotizzati. Enel ribadisce che la centrale di Porto Tolle è ed è sempre stata condotta nel pieno rispetto delle normative ambientali e che le emissioni sono costantemente monitorate. Enel è quindi fiduciosa di poter dimostrare nella sede competente la piena correttezza del proprio operato».
Di tutt’altro tenore le dichiarazioni dell’avvocato Luigi Migliorini, legale della Provincia, costituitasi parte offesa, assieme all’ente Parco del Delta, alle Regioni Veneto ed Emilia Romagna e al ministero dell’Ambiente: «Sono allibito. L’Enel tira un sospiro di sollievo per i capi di imputazione caduti, come se quelli rimasti non fossero già gravissimi. Le accuse di aver danneggiato la flora e le spiagge del Delta e di aver immesso nell’atmosfera emissioni dannose sono gravissime. Sicuramente come Parco e Provincia al processo chiederemo un risarcimento milionario».
Ora, depositati gli atti dell’inchiesta e notificati agli interessati, gli indagati hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati. Poi, considerate le imputazioni, potrebbe scattare la citazione diretta a giudizio davanti al tribunale di Adria, senza il filtro dell’udienza preliminare.
Il pm Fasolato aveva ipotizzato che l’Enel fosse responsabile dell’inquinamento di parte del territorio polesano a partire dal 1981, da quando la centrale entrò in azione bruciando olio combustibile per far funzionare i 4 gruppi che producevano circa il 10% del fabbisogno di energia elettrica del Paese. Indagini che hanno visto entrare in scena, a più riprese, i carabinieri del Noe di Venezia, la squadra di polizia giudiziaria della procura, i finanzieri del Gat, gli uomini della forestale. Nel fascicolo sono entrati vari controlli effettuati sulla qualità dell’aria del Delta, monitoraggi e prelievi dei fumi per “fotografare” nel modo più completo possibile il quadro ambientale. E tra i faldoni dell’inchiesta era finito pure lo studio dell’Organizzazione mondiale della sanità che indica il Delta come una delle zone con un’elevata incidenza di tumori e malattie dell’apparato respiratorio: alla luce delle imputazioni formunate dal magistrato, non sembra comunque sufficientemente provata la relazione con i fumi della centrale.
Alberto Garbellini
Fonte il “Gazzettino” 8/12/04

Il Parco del Delta del Po Veneto cita in giudizio il Comune di Milano

10 Dicembre 2004 Commenti chiusi

Causa contro Milano, per il Parco «traguardo importante».

«Un traguardo importante», così il Parco del Delta commenta la citazione in giudizio del Comune di Milano per danno ambientale. Danno provocato dalla mancata depurazione delle proprie acque reflue che giungono fino al Po. Il mandato è stata firmato a Lodi anche dall’assessore all’Ambiente della Provincia, Giancarlo Chinaglia. Sono 13 le amministrazioni locali che hanno chiesto al tribunale di accertare la responsabilità dell’amministrazione comunale milanese «per aver subito da 32 anni il passaggio dei reflui milanesi non depurati sul proprio territorio, con la distruzione degli ecosistemi fluviali e la loro riduzione a canali di scolo». Per il momento si tratta di una causa civile che segue comunque un’azione legale iniziata fin dall’estate del 2000 quando Legambiente e molte delle stesse istituzioni firmatarie della citazione iniziarono ad inviare lettere di diffida e messa in mora al sindaco di Milano perché adempisse agli obblighi di legge. Il tutto dovrebbe poi arrivare ad un terzo momento con la richiesta di valutazione e di risarcimento del danno.
«Da 10 anni riporta una nota di Legambiente Lombardia i milanesi pagano nella loro bolletta una quota per la costruzione dei depuratori. Grazie a questi soldi a febbraio i depuratori saranno completati, ma mancano ancora le rinaturalizzazione dei fiumi, che da canali di scolo fognario devono essere restituiti alla cittadinanza, ritrasformati in fiumi vivi e vivibili».
Fra gli enti che hanno citato il Comune di Milano c’è appunto il Parco del Delta. Il vicepresidente Vincenzo Melone dice: «Il Parco aveva una doppia responsabilità e un doppio dovere ad intervenire nella questione, proprio per la sua vocazione alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile. Per noi è un traguardo importante, il Delta è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come uno degli ambienti più delicati e di pregio di tutto il Mediterraneo, per cui non può sopportare situazioni di inquinamento».
Fonte “Gazzettino” 8/12/04